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Monti in Europa, la prudenza decisa nel nuovo corso italiano

di Stefano Iannaccone

Dalle risatine sarcastiche al sorriso d’intesa. Il passaggio tra Silvio Berlusconi e Mario Monti potrebbe essere spiegato in questi termini dopo il vertice di ieri. Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, protagonisti dell’ormai famoso risolino di derisione verso l’Italia e il suo ex presidente del Consiglio, hanno elogiato le misure tratteggiate dal nuovo inquilino di Palazzo Chigi.
Lo stile sobrio ha conquistato la cancelliera tedesca e il presidente francese, che negli ultimi anni erano abituati all’esuberanza berlusconiana; tanto da giungere alla soglia (se non oltre) di tolleranza. Peraltro, sul piano contenutistico non ci sono grosse novità tra i due esecutivi: Monti ha illustrato solo i propri progetti, nella consapevolezza che dovranno superare i “test” parlamentari, esattamente come faceva il suo predecessore. E in entrambi i casi la maggioranza a disposizione, al di là della questione numerica, non è di certo omogenea.
Tuttavia, l’approccio comunicativo del presidente del Consiglio è stato incentrato sulla competenza assoluta in materia con l’accompagnamento di un’Italia smaniosa di superare la difficoltà contando molto sulle proprie forze. Come è già avvenuto nel discorso programmatico, approvato dalle Camere, Monti ha seguito una strategia attenta a non generare strappi con la precedente gestione. La sua potrebbe essere definita una prudenza decisa. Per quanto il cambiamento di stile sia evidente, difatti, il professore ha manifestato in più circostanze il rispetto verso il Cavaliere, indicando una direzione precisa da cui uscire dalla crisi economica. Il patriottismo montiano, in sintesi, appare flautato ma non certo fragile. E i partner europei sorridono. Di soddisfazione.

 

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