De Gregorio e il suo j’accuse: cosa c’è di vero? | T-Mag | il magazine di Tecnè

De Gregorio e il suo j’accuse: cosa c’è di vero?

di Antonio Caputo

Ha particolarmente colpito l’attenzione di molti osservatori l’accusa, lanciata nei giorni scorsi dalla ex direttrice dell’Unità, Concita De Gregorio, nei confronti del Pd, a proposito delle elezioni regionali del Lazio della primavera 2010.
La giornalista ha riferito di un colloquio, avvenuto all’epoca dei fatti, con un dirigente Pd, il quale, a proposito dell’impegno a sostegno di Emma Bonino, aveva risposto che il Partito non stava facendo granché, perché puntava sostanzialmente alla sconfitta (che sarebbe ricaduta sulle spalle dell’esponente radicale e non su un candidato Pd) per favorire la sua avversaria Renata Polverini. Una vittoria della Polverini, “proseguiva” il dirigente Pd, avrebbe rafforzato, nell’economia della coalizione allora al governo, il ruolo di Gianfranco Fini, a spese del premier Berlusconi, essendo la Polverini esponente dell’ala finiana del Pdl. Il presidente della Camera, così rafforzato, avrebbe (sempre a detta dell’esponente democratico) avuto più forza per disarcionare il Cavaliere da Palazzo Chigi ed approdare al Terzo Polo, con Casini, e di lì allearsi per un nuovo governo col Partito di Bersani.
Un tale ragionamento però, poteva servire allo scopo (sia pur in modo perverso ma tant’è) nella prima fase della campagna elettorale, non così nella fase finale, e decisiva: fino a quel momento, infatti, Berlusconi, che aveva subìto la candidatura della finiana Polverini, era rimasto un po’ sullo sfondo; ma le cose cambiano con l’esclusione della lista Pdl dalla competizione elettorale a Roma e Provincia. Da allora il Cav., ritenendosi vittima di un sopruso, politicizza al massimo la campagna elettorale, soprattutto nel Lazio e si batte strenuamente, “pancia a terra”, per la Polverini, “strappandola”, in tal modo, proprio a Fini e alla sua corrente, ed attraendola così nella sua (del Cav.) orbita.
Risultato: la Polverini, come tutti sanno, vince a sorpresa con quasi il 3% sulla Bonino, dato da tutti percepito come conseguenza del sostegno berlusconiano, con Fini che, rimasto in disparte, si vedeva sfilare il suo fiore all’occhiello e per di più dall’odiato Cavaliere, e rimaneva così sempre più isolato nel Pdl. La cosa portò poi allo strappo del presidente della Camera alla direzione nazionale Pdl di Aprile e da lì la storia è nota.
Ritornando al j’accuse della De Gregorio, mi è tornato in mente uno studio che feci sui risultati delle regionali del Lazio, per il convegno della Società Italiana di Studi Elettorali (S.I.S.E.), tenutosi a Milano nel maggio del 2010.
Effettivamente, a scrutinio “ancora caldo”, la candidata del centrosinistra aveva ringraziato il segretario Pd, Bersani, per il suo impegno, aggiungendo però, che lo stesso non lo poteva dire del Partito. Con tutta evidenza la leader radicale si era accorta che qualcosa le era mancato in termini di sostegno ed i numeri sembrano effettivamente confermare che qualcosa non va, ma non solo a sinistra.
I dati elettorali emersi, sin dalla sera dallo scrutinio mi erano sembrati “anomali”. Confrontando infatti il risultato del 2010 con quello del 2005, si evidenziava un andamento strano, su entrambi i fronti: tracolli anomali della Bonino, rispetto al dato di Marrazzo, in particolare nelle Province di Rieti e Frosinone, ed in alcuni quartieri storicamente di sinistra della città di Roma, soprattutto nelle Municipalità 5 (Pietralata/Tiburtino), 6 (Prenestino/Pigneto), 7 (Centocelle), 8 (Tor Bella Monaca), 15 (Portuense), con la candidata del centrosinistra che registrava perdite impressionanti, sia in percentuale, sia soprattutto in termini di voti assoluti, come se una “mano invisibile” le avesse sottratto fino ad un quarto dei voti che erano stati di Marrazzo; per contro, rispetto ad una generale avanzata della candidata di centrodestra Polverini, su quanto ottenuto cinque anni prima da Storace (Governatore uscente e candidato del centrodestra) e dalla Mussolini (allora in corsa solitaria), l’ex Segretaria UGL arretrava, e pesantemente, nei “quartieri bene” di Roma, storiche roccheforti di destra, di AN in particolare, ossia i Municipi 1 (Centro), 2 (Parioli/Trieste), 17 (Prati), e, se si bada ai voti assoluti, pure nel 20 (Cassia; Corso Francia), anche qui come se una “mano invisibile” avesse tolto alla sindacalista voti (soprattutto ex An) che cinque anni prima andarono a Storace.
Insomma, la Bonino che crolla nelle roccheforti rosse (una conferma della denuncia della De Gregorio?), e la Polverini che perde voti rispetto ad un dato già negativo (la sconfitta di Storace) nelle roccheforti di destra (specie di An) della città di Roma: cos’è accaduto davvero alle elezioni regionali dell’anno scorso?

 

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