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“Le Fuggitive”: due Thelma e Louise dei giorni nostri

di Veronica Adriani

A volte le amicizie più intense nascono in luoghi inaspettati. E’ il caso di due donne che si incontrano di notte, attempate autostoppiste ai bordi di una statale. Sono Margot e Claude, le protagoniste de Le Fuggitive, con Milena Vukotic e Valeria Valeri, in scena al teatro Ghione fino al 29 aprile, per la regia di Nicasio Anzelmo. Una pièce, questa, che nasce in Francia nel 2007, dalle penne di Pierre Palmade e Christophe Duthuron. Les Fugueuses, questo il titolo originale, approda in Italia due anni dopo, e ancora oggi viene riproposto con la massima fedeltà alla versione francese.
Le Fuggitive racconta una storia tutta al femminile: quella di due donne non più giovani che si ribellano a un destino che sembra stato scritto da altri per loro. Margot, la “minore”, scappa dalla festa di 18 anni della figlia e da una vita di moglie e madre insoddisfatta; Claude, la più anziana, evade da una casa di riposo in cui è stata relegata da un figlio irriconoscente, pur sentendosi ancora tanto diversa da quelle “vecchie brutte brutte” con cui è costretta a fare i conti ogni giorno.
Due caratteri completamente diversi, plasmati dalle diverse esperienze di vita e dall’età. Due donne che decidono di scardinare dei ruoli che non hanno scelto e riappropriarsi delle proprie vite e della propria libertà. Nel corso di questo strano viaggio, come due mature Thelma e Louise dei nostri giorni, Margot e Claude imparano a conoscersi, smussando i loro caratteri e supportandosi l’un l’altra. Claude, col suo inguaribile ottimismo e il fatalismo che la contraddistingue, insegna a Margot a vivere la vita con leggerezza, lasciandosi alle spalle i ricordi – quelli che lei si trascina dietro in una pesante valigia perché “voglio dimenticarmi di loro ma ricordarmi di me” – ed impara a sua volta a lasciarsi coinvolgere nelle relazioni umane, come mai aveva fatto prima.
La regia pecca forse – anche se volutamente – di un minimalismo eccessivo: i cambi di scena a sipario aperto, gli effetti sonori distribuiti tramite altoparlante, le ambientazioni piatte proiettate sullo schermo alle spalle delle attrici, costringono infatti più volte lo spettatore a rientrare suo malgrado nella consapevolezza della finzione scenica. Le Fuggitive resta tuttavia una commedia deliziosa, supportata magistralmente dalle due attrici in scena, garbate mattatrici padrone dei tempi e degli spazi.
Uno spunto, dunque, per una riflessione delicata sulla consapevolezza di sé e sui limiti (reali o presunti) dell’età. Quell’età in cui, per usare le parole di Claude, “gli uomini smettono di guardare te, guardano oltre te, perché diventi trasparente”, un’età in cui le pulsioni sessuali esistono ancora ma vengono represse: “non ti fai più avanti, perché pare brutto”.
Alla base della pièce c’è una domanda: l’età reale di una donna è quella anagrafica o quella mentale? E in una società che costringe le donne ad una sorta di eterna giovinezza, allungando la prospettiva di vita, l’età pensionabile e le responsabilità nei confronti dei figli, la risposta pare essere una sola: quella che conta davvero è l’età mentale. Le due protagoniste acquistano una nuova consapevolezza di sé, rifiutando i ruoli che la comunità ha assegnato loro: Claude rifiuta la prigione fisica dell’ospizio, Margot quella sentimentale di un matrimonio fallito, ed entrambe tornano a una nuova giovinezza, più consapevole e più piena di quella “libertà” che altro non è se non la costante ricerca di una felicità possibile. Una felicità da rincorrere talvolta insieme: da amiche, magari, proprio come Thelma e Louise.

 

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