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Ricetta Hollande: patto per la crescita

di Fabio Germani

Chissà se assisteremo al Merkande come qualcuno, neanche troppo ironicamente, ha ribattezzato la nuova leadership europea. Neppure il tempo di giurare all’Eliseo e di completare con Sarkozy il passaggio di consegne che Francois Hollande aveva in programma a Berlino un colloquio con la cancelliera Angela Merkel. Un incontro interlocutorio, era stato spiegato nei giorni scorsi, volto a gettare le basi di quello che dovrà essere il futuro percorso condiviso per superare la crisi economica. Diversi i temi sul piatto. Del resto cosa voglia Hollande per l’Europa era chiaro già in campagna elettorale. Innanzitutto rinegoziare il fiscal compact e ancora quattro punti strategici: i project bond per finanziare programmi infrastrutturali, nuovi capitali per la Banca europea per gli investimenti (Bei), sblocco dei fondi strutturali inutilizzati e una tassa sulle transazioni finanziarie. Insomma, quello che dovrebbe essere – in teoria – il compromesso tra crescita e austerità. Certo, al momento Hollande si presenta a Berlino in grande spolvero. Il neo-presidente è galvanizzato dall’esito elettorale che ha introdotto all’Eliseo un esponente socialista dopo 17 anni; al contrario Frau Merkel è indebolita dalla debacle della Cdu nel Nord Reno–Westfalia, il land più popoloso ed industrializzato della Germania. Entrambi, tuttavia, non potranno pretendere troppo l’uno dall’altra né potranno rinunciare al sostegno reciproco. Hollande non ne avrebbe la forza, Merkel non può correre il rischio di isolare il suo Paese al cospetto dei partner europei. Senza dimenticare, inoltre, la “grana” Grecia che appare ormai prossima alle elezioni, essendo fallito l’ultimo tentativo di formare un governo tecnico, dopo l’impossibilità di dare vita ad un esecutivo di unità nazionale. Ripercussioni sui mercati e risalita dello spread hanno non a caso caratterizzato la giornata di martedì, con l’ipotesi all’orizzonte di un’uscita del Paese ellenico dall’euro soprattutto se a vincere sarà il partito della sinistra radicale, Syriza, contrario al piano di austerità e agli aiuti finanziari negoziati con l’Ue e il Fmi.
Che l’Europa necessiti di un patto per la crescita – parafrasando lo stesso Hollande – è reso evidente dai dati Eurostat che dimostrano come nel primo trimestre del 2012 tanto nell’Ue a 27 quanto nell’eurozona il Pil sia rimasto stabile, quando nell’ultimo periodo del 2011 era sceso dello 0,3% in entrambe le aree. Nello specifico il Pil della Grecia nel primo trimestre ha registrato, rispetto allo stesso periodo del 2011, un calo del 6,2%. Tra i Paesi in crescita nell’Unione europea la Germania (+1,2%), l’Estonia (+4%), la Lituania (+4,3%), la Lettonia (+5,5%), la Finlandia (+2,9%) e la Slovacchia (+3,2%). Segno positivo anche per Francia (+0,3%), Belgio (+0,5%), Bulgaria (+0,5%), Austria (+0,7%) e Romania (+0,8%). Mentre l’Italia “nel primo trimestre 2012 – riferisce l’Istat – il prodotto interno lordo, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2005, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,8% sul trimestre precedente e dell’1,3% rispetto al primo trimestre del 2011”. Il Regno Unito, invece, è fermo allo 0,0%, la Spagna è in calo dello 0,4%. Per quanto riguarda il lavoro, dalla relazione dell’Ocse emerge che il tasso di disoccupazione dei Paesi dell’eurozona è salito di un decimo di punto al 10,9%, trainato dagli incrementi in Portogallo (15,3%), Spagna (24,1%) e Italia (9,8%). La disoccupazione giovanile in Spagna e Grecia, infine, nei primi mesi dell’anno ha raggiunto rispettivamente il 51,1% e il 51,2%. In Italia si attesta al 35,9%, vale a dire 534 mila unità senza lavoro tra i 15 e i 24 anni.

 

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