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La popolazione omosessuale nella società italiana

“Gran parte dei cittadini tra i 18 e i 74 anni (61,3%) ritiene che in Italia gli omosessuali siano molto o abbastanza discriminati, cioè trattati meno bene dei non omosessuali. Il 25,7% ritiene che siano discriminati, ma poco. Il 13% ritiene che non vi sia alcuna discriminazione. Secondo la metà degli intervistati la situazione è migliorata negli ultimi cinque anni, mentre per il 40,5% non si è verificato alcun cambiamento”. È quanto emerge dall’indagine Istat La popolazione omosessuale nella società italiana, pubblicata in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia.
“La popolazione italiana – spiega l’Istat – è più o meno divisa a metà anche nella valutazione delle differenti opportunità che gli omosessuali hanno di trovare un lavoro, fare carriera, trovare una casa in affitto. A parità di capacità e titoli, per una quota consistente di intervistati gli omosessuali hanno effettivamente meno opportunità degli altri di trovare un lavoro (49,6%) o di ottenere una promozione (55%). La percentuale si capovolge nel caso del trovare una casa, aspetto sul quale il 57,2% ritiene che abbiano le stesse opportunità degli altri. Irrilevante in tutti e tre i casi la quota di chi pensa che, al contrario, gli omosessuali abbiano più possibilità di altri di trovare lavoro (1,6%), ottenere una promozione (2%) o affittare casa (0,9%)”.
Molto, però, cambia se si considerano le transessuali. “L’80,3% dei rispondenti ritiene che in Italia le transessuali siano molto (38,9%) o abbastanza (41,4%) discriminate. Solo il 6,7% ritiene che non lo siano affatto. Rispetto ai risultati riferiti agli omosessuali, la modalità ‘molto discriminate’ viene indicata da una quota di rispondenti doppia e le percentuali relative al ‘poco’ e al ‘per niente’ discriminate sono molto più basse”.
“La stragrande maggioranza degli intervistati – si legge nella nota dell’istituto di statistica nazionale – ritiene che sia poco o per niente giustificabile che un lavoratore sia trattato meno bene dei colleghi (96%), che un datore di lavoro non assuma un dipendente con le qualifiche richieste (92,3%), oppure che un proprietario non dia in affitto una casa a qualcuno (92%) solo ‘perché omosessuale’. Dunque, se è veramente residuale la percentuale di quanti ritengono che possano essere molto o abbastanza giustificabili comportamenti discriminatori nei confronti di un collega di lavoro omosessuale (4,0%), nel caso in cui il comportamento discriminatorio sia messo in atto da un datore di lavoro o dal proprietario di un’abitazione, la quota di quanti tendono a giustificarlo sale rispettivamente al 7,7% e all’8%. Anche nel caso delle transessuali, a fronte di un contesto percepito come discriminatorio nei confronti di questa specifica categoria sociale, la maggioranza dei rispondenti ritiene poco o per niente giustificabili i vari comportamenti discriminatori. In particolare il 75,2% ritiene poco o per niente giustificabile che un datore di lavoro rifiuti di assumere un dipendente con le qualifiche richieste perché transessuale. La percentuale sale al 77,6% nel caso in cui si consideri un proprietario che rifiuta di affittare un appartamento a un transessuale e all’89,8% nel caso di un lavoratore trattato meno bene dai colleghi perché transessuale. La giustificazione dei comportamenti discriminatori non supera l’otto per cento per gli omosessuali, ma raggiunge il 24,8% per le transessuali”.
Il 74,8% della popolazione, inoltre, non è d’accordo con l’affermazione “l’omosessualità è una malattia” e il 59% si dichiara per niente d’accordo. Rimane un quarto la popolazione che continua a identificare l’omosessualità con una malattia, divisa a metà tra il molto e l’abbastanza. Anche l’affermazione “l’omosessualità è immorale” incontra pochi consensi. Il 73% si dichiara in disaccordo: la sola modalità del per niente d’accordo viene scelta dalla metà dei rispondenti.
Altro dato interessante: l’omosessualità nel nostro Paese non è percepita come minaccia per la famiglia. Il 74,8% degli intervistati è in disaccordo con tale posizione, il 51,9% lo è completamente. Il 65,8% dei rispondenti è molto o abbastanza d’accordo con l’affermazione secondo la quale “si può amare una persona dell’altro sesso oppure una dello stesso sesso: l’importante è amare”. Solo il 16,2% si dichiara per niente d’accordo. A fronte dell’affermazione “è giusto che una coppia di omosessuali che convive possa avere per legge gli stessi diritti di una coppia sposata, come diritti di eredità, reversibilità della pensione, assistenza in caso di malattia”, la maggioranza dei rispondenti (62,8%) si dichiara molto (37,9%) o abbastanza accordo (24,9%). Un rispondente su quattro esprime netto disaccordo (24,6%) e il restante 12,6% si dice poco d’accordo.
Ma il quadro che emerge se si affronta il tema del riconoscimento del diritto al matrimonio da parte degli omosessuali, rispetto al quale emerge una maggiore chiusura è in verità diverso. “In particolare – spiega l’Istat –, sull’affermazione ‘è giusto che una coppia omosessuale si sposi se lo desidera’, meno della metà dei rispondenti si dichiara d’accordo (24% molto e 19,9% abbastanza), il 41,1% si dichiara per niente d’accordo e il 15% poco d’accordo.
Ancora più netta appare la chiusura rispetto al riconoscimento della possibilità di adottare un bambino. Sull’affermazione ‘è giusto che una coppia di gay possa adottare un bambino’, solo un rispondente su cinque (19,4%) è molto o abbastanza d’accordo. La maggioranza dei rispondenti non ritiene affatto giusta l’adozione da parte di una coppia di gay (64%), un altro 16,6% è poco d’accordo con l’affermazione proposta. Leggermente maggiore l’apertura nei confronti dell’adozione di un bambino da parte di una coppia di lesbiche: i rispondenti che sono molto o abbastanza d’accordo con l’affermazione proposta salgono al 23,4%, così come, pur continuando a rappresentare la posizione maggioritaria, cala al 59,5% la percentuale delle persone che non sono affatto d’accordo”.
Ad oggi in Europa le nozze gay sono concesse legalmente nei Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Svezia e Portogallo. Inoltre, diverse forme di unioni civili tra persone dello stesso sesso sono possibili in Danimarca, Francia, Germania, Lussemburgo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovenia, Ungheria, Austria e Irlanda.

 

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