Il Maestro della metafisica: Giorgio De Chirico (1888-1978) | T-Mag | il magazine di Tecnè

Il Maestro della metafisica: Giorgio De Chirico (1888-1978)

di Stefano Di Rienzo

Attualmente nella sede del palazzo de Mayo di Chieti si sta svolgendo una mostra monografica dal titolo: “De Chirico. L’apocalisse e la luce” (27 aprile 2012-15 luglio 2012). Una delle figure più significative e complesse nel panorama artistico del Novecento europeo.
Iniziatore della pittura metafisica De Chirico operò una continua ricerca che lo condusse alla rievocazione di motivi classici e al recupero della grande tradizione della pittura barocca e romantica.
La Fondazione Carichieti apre la stagione 2012 con questa mostra significativa e originale del Maestro della metafisica di cui si conoscono bene i capolavori, ma poco la tematica religiosa che si sviluppa negli anni quaranta a partire dalle incisioni per “L’ Apocalisse” e prosegue negli anni successivi con una ricerca sconosciuta e inedita dagli esiti complessi e problematici. Giorgio De Chirico tendeva a mantenere la propria religiosità entro confini intimi e privati tanto che egli dichiarò e ribadì in più occasioni “L’arte è sempre sacra, anche quando tratta un soggetto profano.”
Un momento religioso autentico e molto intenso l’artista lo ha vissuto in concomitanza con la seconda guerra mondiale negli anni trenta dove nei suoi scritti teorici inizia a riflettere gli aspetti spirituali e nella sua pittura incomincia ad accostarsi a soggetti sacri. Dal 1939 da avvio ad una consistente produzione ad oggetto e carattere strettamente religioso, sicuramente notevole a livello qualitativo in un ciclo che si conclude verso il 1952-1953.
L’esposizione ideata da Crocevia (Fondazione Alfredo e Teresita Paglione) prodotta dalla Fondazione Carichieti in collaborazione con la fondazione Giorgio e Isa De Chirico di Roma è curata da Giovanni Gazzaneo e Elena Pontiggia offre dunque al pubblico e agli studiosi una sorprendente chiave di lettura dell’opera dechirichiana.
Attraverso 55 opere il percorso espositivo offre una nuova chiave di lettura dell’opera dechirichiana con dipinti come “L’Apocalisse” (1940-41) un’opera permeata di una poetica decisamente poco apocalittica e caratterizzata da atmosfere di tranquilla serenità, di candore fanciullesco, di stilemi iconografici più fantasiosi che raccapriccianti. Di questo capolavoro saranno in mostra sia le venti litografie realizzate nel 1940 e pubblicate nel 1941 rilegate in volume, sia le ventidue litografie acquerellate a mano dal Maestro dell’edizione del 1977.
Questa serie di venti fogli litografici porta un’innovazione iconografica profonda nella storia millenaria delle illustrazioni del libro giovanneo. Nessuno da mezzo millennio aveva disegnato un’Apocalisse così poco apocalittica come De Chirico e nessuno ne aveva raffigurato gli eventi con tanta tranquillità e serenità, venata in alcune parti da un candore addirittura fanciullesco. Le visionarie pagine giovannee abitate da mostri e draghi oscurate dalle tenebre dell’Anticristo e percorse da flagelli orrendi dei Quattro Cavalieri diventano in De Chirico un racconto fiabesco insieme spontaneo e colto soffuso in certi punti di un evangelico spirito d’infanzia, in altri di solenni accenti classici.
Accanto alle litografie figurano dipinti che spaziano dal “Buon Samaritano” e “San Tobia e i Viandanti” entrambi del 1939 “all’Annunciazione” del 1954 al “Tondo Doni” di Michelangelo del 1975, una delle ultime opere dell’artista. Gli orrori della guerra, il nazismo, il senso della morte incidono profondamente sulla sua sensibilità perché in precedenza il Maestro non aveva mai rappresentato temi religiosi, eccezion fatta per i d’apres, (rielaborazione da parte di un artista dell’opera di un altro artista cui esplicitamente si rifà riproducendola o imitandola) come “S. Giorgio e il Drago” da Mantegna o “La Sacra Famiglia” da Michelangelo, ma in questo caso ciò che gli interessava era la pittura, non tanto le questioni di fede o la sacralità dell’evento.
Culmine dell’esposizione è “La Salita al Calvario”, il capolavoro sacro di De Chirico, una tela monumentale realizzata nel 1947 per anni conservata gelosamente dal Maestro nella sua abitazione. Restaurata per l’occasione dalla fondazione Carichieti arriva in prestito straordinario dalla chiesa di San Francesco a Ripa di Roma dove è collocata sulla tomba di De Chirico e della moglie. Accanto a quest’opera provengono dalla Galleria di Arte Contemporanea della Pro Civitate Cristiana di Assisi il “Gesù Divino Lavoratore” (1951) e quattro disegni inediti (1949), mentre dall’istituto delle suore clarisse di Rieti è il prestito della “Crocifissione” del 1950.
Le opere sacre di De Chirico affascinano per il loro lessico familiare. Il racconto della storia della Salvezza sembra calarsi in un presente senza tempo che è anche il nostro quotidiano: dalla lotta tra terra e cielo di Giacobbe e l’Angelo, alla giocosa freschezza del ciclo dell’Apocalisse, al fanciullesco abbandono del Gesù Bambino benedicente, allo sguardo di Francesco nella Salita al Calvario, invito a caricarci ogni giorno della nostra croce. Una familiarità non facile da riscontrare nelle opere a soggetto religioso del Novecento.
L’arte sacra di De Chirico se da un lato è strettamente imparentata alla ricerca dell’essenziale che caratterizza la stagione metafisica, dall’altra ha la stessa potenza dirompente della rivoluzione copernicana: la centralità della figura umana che comporta la scomparsa dell’architettura come soggetto è la premessa essenziale della possibilità di un’arte a soggetto religioso.
In occasione dell’esposizione di Chieti oltre al catalogo della mostra introdotto dal monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, verrà presentato anche il catalogo ragionato dell’opera sacra di De Chirico, il testo che per la prima volta affronta l’argomento in maniera sistematica e criticamente approfondita presenta oltre 150 opere, molte delle quali inedite o di rara pubblicazione.

 

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