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Terremoto, ACAI: “Necessaria politica di consolidamento e messa in sicurezza del costruito”

I crolli di strutture, anche di recente costruzione, verificatisi a causa del recente terremoto emiliano- romagnolo hanno riaperto un’ennesima discussione in tutti i mass-media su possibili cause e possibili rimedi.
Come spesso accade in simili circostanze si rilevano tante valutazioni tecnicamente corrette ma anche altre prive di riscontro scientifico e dettate soprattutto dalla comprensibile emotività del momento.
Nell’ambito delle possibili cause, tra le più ricorrenti ed accreditate, si individuano le carenze progettuali e la scelta di soluzioni costruttive e di materiali inadeguati. In taluni casi è possibile che entrambe le cause siano reali ma giustificate dalla conoscenza tecnico-scientifica del tempo in cui furono realizzate le opere, in altri casi si potrà parlare quasi certamente di cattiva progettazione e/o di utilizzo di materiali non conformi alle normative specifiche.
A seguito di altri recenti eventi sismici disastrosi, in Umbria-Marche (1997), in Molise (2002) e in Abruzzo (2009), le istituzioni e l’opinione pubblica hanno già dedicato particolare riguardo al problema della protezione nei confronti del terremoto. Va riconosciuto per altro che in passato le Autorità Governative preposte allo scopo hanno favorito e accelerato l’aggiornamento delle normative e della legislazione in tema di progettazione in zona sismica (pur agendo pressati dagli eventi).
E’ fondamentale tuttavia che l’analisi critica di quanto accaduto e la presa di coscienza per la sicurezza delle costruzioni in Italia passino attraverso un confronto con l’esperienza di Paesi che hanno saputo affrontare e vincere la sfida ai terremoti.
A patto dunque che si voglia davvero abbandonare la “non cultura” dell’emergenza, ed interrompere il triste ricorrere di improvvisati dibattiti scientifici ogniqualvolta si ripresentano un evento sismico ed il dramma di vittime civili e città violentate, occorre, una volta per tutte, che si prenda coscienza della reale emergenza, perenne, in cui versa il nostro Paese.
In tutto l’Occidente che conosce il rischio sismico e che con esso convive, l’attenzione verso le vite umane non si realizza soltanto nella solidarietà dello Stato e dei vari enti nell’immediatezza del dramma, ma si dimostra e concretizza negli investimenti in cultura, prevenzione e tecnologia.
La normativa adeguata, le tecnologie e la specializzazione industriale sono strumenti di cui già si dispone per avviare una stagione nuova e virtuosa nella politica edilizia e nel consolidamento e recupero del costruito; ciò che occorre è che essi vengano valorizzati e diffusi.
Perché ciò avvenga è necessario anzitutto che l’attività delle associazioni di categoria non venga limitata nella funzione di predicare la cultura del rispetto delle regole, la tutela della specializzazione industriale, la necessità di vigilare sulla qualità dei progetti, dei prodotti e delle opere.
ACAI, l’associazione nazionale che rappresenta i costruttori in acciaio, spende da anni le sue energie nel promuovere e diffondere le soluzioni ingegneristiche che adottano l’acciaio come materiale strutturale, ovvero le più diffuse proprio in quei Paesi all’avanguardia nella prevenzione anti-sismica, come Stati Uniti e Giappone.
Proprio da quest’ultimo ci viene l’esempio più recente di come un Paese moderno ed evoluto abbia saputo, attraverso una normativa e una politica lungimirante nell’ingegneria civile, minimizzare gli effetti anti-sismici ancor più importanti e potenzialmente devastanti di quelli accaduti in Emilia-Romagna in questi giorni.

Le strutture metalliche garantiscono infatti la possibilità di assorbire l’energia sismica, utilizzando le elevate riserve plastiche tipiche dell’acciaio; esse sono inoltre caratterizzate da pesi strutturali decisamente inferiori rispetto alle soluzioni costruttive più tradizionali (e più diffuse in virtù solo del minor costo del materiale base), riducendo perciò l’entità delle forze inerziali generate dal sisma sulla struttura e garantendo al contempo una più efficace capacità di dissipare l’azione sismica.
Il valore strategico, infine, che il patrimonio storico-artistico ricopre per l’economia italiana, basterebbe già da solo a considerare oggi l’improcastinabilità di una politica di recupero, consolidamento e messa in sicurezza del costruito.
Dobbiamo renderci consapevoli che le soluzioni tecnologiche per raggiungere presto questi obiettivi sono già disponibili, e non solo ovviamente grazie al settore che ACAI rappresenta, ma è probabilmente per dolosa mancanza di cultura della prevenzione che esse non sono conosciute o prese ancora troppo poco in considerazione.
L’Italia dispone, non meno di altri Paesi, delle necessarie esperienze e competenze, vantando aziende qualificate che da anni operano in loco e all’estero.

Chi firma questo comunicato auspica un’attenta considerazione dei contenuti espressi con la onesta certezza che l’associazione ACAI merita una seria attenzione per le competenze del proprio settore che può offrire nell’interesse comune.

 

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