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In Wisconsin dura sconfitta per i Dems (ma piccola per Obama)

di Antonio Caputo

Mentre prosegue la sfida delle primarie, giunte ormai agli ultimi appuntamenti, una secca sconfitta la fa segnare il Partito democratico, nella sfida per la revoca del governatore repubblicano in Wisconsin.
Iniziamo dalle primarie: domenica, tre caucuses, solo democratici (i repubblicani hanno già votato), nei territori caraibici di Isole Vergini e Portorico e nel Maine, tutte competizioni dove Obama non aveva avversari e si è pertanto aggiudicato tutti i delegati in palio.
Ancora, martedì, numerosi Stati al voto per le primarie, ultimo appuntamento, se non fosse che il 26 giugno sono previste le primarie repubblicane nello Utah. Dicevamo, numerosi Stati al voto: per i soli democratici caucuses in North Dakota, dove Obama non aveva avversari; per entrambi i partiti, cinque primarie: New Jersey, South Dakota, Montana, New Mexico, California.
In campo democratico, Obama correva senza opposizione in tutti gli Stati eccezion fatta per il Montana, Stato nel quale gli elettori democratici potevano scegliere tra il presidente ed un voto neutrale: ad Obama il 90,5% ma per l’ennesima volta c’è quasi un 10% di votanti neutrali.
Passiamo alle primarie repubblicane: risultati – fotocopia, come è avvenuto in quasi tutti gli appuntamenti da un mese e mezzo a questa parte (circa i due terzi dei voti al vincitore Romney, l’11-14 al libertario Paul, il resto diviso tra i già ritiratisi Santorum e Gingrich ed eventualmente voto neutrale), in South Dakota e Montana, Stati vastissimi ma scarsamente popolati e di storica prevalenza repubblicana; vittorie più ampie per il miliardario mormone negli altri tre casi: New Mexico, ma soprattutto New Jersey e California, i due Stati più popolati, nei quali Romney domina, con circa l’80% dei voti. In California in particolare, Paul si ferma al 10%, Santorum al 5%, Gingrich sotto il 4%; in linea con la media dello Stato, tra le principali aree metropolitane, quelle di Los Angeles (la più vasta e la seconda più popolata area urbanizzata d’America), e della Capitale Sacramento; in media Romney, ma più alto il conservatore Santorum a scapito di Paul, nella conservatrice Fresno; Romney più alto nella ispanica San Diego; Paul più forte nella progressistissima San Francisco.
Detto delle primarie, passiamo al voto politicamente più importante: il “recall” (revoca) tentato dai democratici contro il governatore repubblicano del Wisconsin, Scott Walker, esponente conservatore del Tea Party.
Innanzi tutto l’esito: conferma piuttosto netta per il governatore uscente, con circa il 53% e sette punti di vantaggio sul sindaco democratico di Milwaukee (principale città dello Stato), Tom Barrett (sconfitto già due anni fa proprio da Walker alle elezioni generali) fermo al 46%. Alta la partecipazione al voto: nel 2010 (le mid term, quando si votò in concomitanza per la Camera ed il Senato) furono circa due milioni e duecentomila i votanti, in questo recall sono saliti a ben oltre due milioni e mezzo, segno di un voto assai sentito dalla cittadinanza.
In cosa consiste il recall? Semplice, una ventina di Stati (Rhode Island, New Jersey, Michigan, Illinois, Wisconsin, Minnesota, Kansas, North Dakota, Montana, Idaho, Colorado, Arizona, Nevada, California, Oregon, Washington, Alaska, Louisiana, Virginia e Georgia) più il Distretto di Columbia, contemplano nel loro ordinamento tale istituto, che permette la revoca, con forme e procedure alquanto diverse a seconda dei singoli Stati, del governatore e di altri componenti dell’Esecutivo (statale e locale). In Wisconsin, dove si è votato Martedì, la procedura prevede che i cittadini che vogliano “sfiduciare” il governatore in carica, debbano raccogliere le firme per indire tale competizione, che si svolge come un’elezione nella quale i candidati dei due partiti (e di partiti minori) competono come per un elezione generale, con la vittoria del più votato: se il Governatore uscente (innanzi tutto) vince le primarie interne al partito e poi batte l’avversario (esattamente quanto avvenuto l’altra notte), il recall è respinto; in caso contrario, la procedura segna la sua riuscita con la sfiducia nei confronti del governatore da parte dei cittadini.
In due soli casi fino ad ora si è arrivati alla revoca: nel 1921, in North Dakota, ai danni di Lynn Frazier e più di recente in California, nel 2003, con la sfiducia popolare al governatore democratico Gray Davis e l’elezione a “numero uno” del “Golden State” del repubblicano Arnold Schwarzenegger. In tutti gli altri casi, compreso quest’ultimo, la revoca del governatore non è mai passata. Subì tale richiamo al voto anche Ronald Reagan, sempre in California, ma si salvò senza particolari problemi.
Il voto dell’altra notte travalica i confini del Wisconsin, per estendersi a livello nazionale: Scott Walker è stato sottoposto a recall, perché da governatore ha fatto approvare una dura riforma del pubblico impiego che ridimensiona di molto i diritti sindacali. A questo si aggiungano i tagli al settore dell’istruzione, e un aspetto che ha minato alla base la forza delle Union Labour, in questo Stato in cui (tra settore pubblico e dipendenti privati) le organizzazioni sindacali avevano negli anni scorsi un peso enorme, riflessosi anche nella prevalenza storica dei democratici, storicamente il loro referente naturale (l’ultimo repubblicano a vincere le presidenziali in Wisconsin fu Reagan nel 1984): ossia il mancato rinnovo automatico dell’iscrizione al sindacato. Per le organizzazioni dei lavoratori, una botta pesantissima in termini di fondi e un conseguente indebolimento strutturale. Un esperimento questo, che travalica i confini del Wisconsin, visto che riforme simili stanno prendendo piede in altri due Stati industriali del Midwest, geograficamente vicini, Ohio e Indiana; ipotesi di riforma che, dopo la conferma della fiducia a Walker, spiccano il volo.
Brutta sconfitta, dunque, per i democratici, ma non troppo per Obama che (fiutata evidentemente la mala parata) non si è fatto vedere in questa campagna elettorale, proprio per evitare che i calcinacci del crollo democratico e sindacale gli piovessero addosso. Il presidente resta in testa in Wisconsin, ma il voto sul recall può creargli qualche problema; pare scontato che i 14 punti che inflisse nel 2008 a McCain saranno solo un lontano ricordo: i sondaggi gliene attribuiscono in media meno della metà e con l’effetto “bound-wagon” (salire sul carro del vincitore) il già vulnerabile vantaggio di Obama potrebbe scendere ancora, rimettendo Romney in gioco anche dalle parti di Madison e dintorni.

 

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