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Che mondo sarebbe senza discount!

di Claudia Carmenati

“Buono vero, l’ho comprato al Todì”. “Todì?? Ma non era Todis?”. “Si, ma con l’accento fa meno discount”. Questa amena conversazione avveniva più o meno una decina d’anni fa, quando nei supermercati low cost le merci erano appoggiate nei cartoni (off limits gli scaffali!), alla cassa non c’erano le buste e bisognava arrangiarsi con i cartoni su citati e l’unica popolazione italica che aveva il coraggio di aggirarsi sotto flebili luci al neon erano gli studenti fuori sede.
Oggi, vuoi la congiuntura economica che riduce il potere d’acquisto, vuoi gli scandali sulla sofisticazione alimentare che hanno colpito anche le grandi marche corrompendo i dogmi dell’acquisto nati sotto la curia degli spot pubblicitari, vuoi una certa consapevolezza guidata dai mille siti internet, diciamolo, il discount è sdoganato. Certo non ti danno la tessera punti per portarti a casa il duecentesimo trolley, non accettano i buoni pasto che “tanto ci faccio la spesa e mi porto la schiscetta da casa” per poi finire a mangiare davanti al pc ingozzandosi e concedendosi al massimo il caffè alla macchinetta (e avendo un rancore sordo per chi possiede i buoni 8,60 mentre con 5,16 ci compri il latte e i biscotti al massimo), però sono un universo in costante crescita e magari puoi fare qualche incontro interessante.
Per dare qualche dato serio, prendiamo in considerazione gli studi presentati a Cibus, la più importante manifestazione italiana della grande distribuzione, dove ogni anno si fa il punto su vendite e trend. All’interno di uno senario con consumi in stallo, il Discount in Italia sviluppa circa 6,4 miliardi di euro coprendo il 10% del fatturato Grocery del settore del Largo consumo. I primi tre attori, rispettivamente Eurospin, Lidl e Penny, coprono circa il 60% del giro d’affari del canale, rendendolo molto concentrato rispetto ad altri. L’intero settore alimentare nel 2011 e nei primi tre mesi del 2012 ha avuto crescita dei volumi di vendita pari a zero, il Discount spicca come uno dei canali più dinamici toccando crescite del +2,7% del 2011 e del +5,4% nel primo trimestre 2012.
L’approccio al discount, per mia esperienza, deve essere oculato, da tenere sott’occhio l’acquisto bulimico del tipo “pseudo nutella a 2 euro!, ne compro 5 chili”, perché altrimenti l’intento economico ed ecologico va in fumo. Mamma rete viene incontro al neo turista da discount con saggi consigli da seguire finché non si acquista una certa autonomia di montessoriana memoria. Da leggere sicuramente il blog Discount or die per l’ironia e competenza del collettivo che si è sottoposto a prove suicida, come l’assaggio di birre a temperatura ambiente, per comprovarne la potabilità. Sul sito si trovano schede prodotto per prodotto, per categoria merceologica, con indicazione del nome della catena, prezzo e valutazione. Un altro must è ioleggoletichetta, un sito che confronta i prodotti di marca con quelli low cost, si scopre ad esempio che il succo di frutta della Coop lo produce la Yoga o le vaschette di alluminio dell’Esselunga le produce la blasonata Cuki. Indubbiamente nei vari discount è abbastanza difficile trovare prodotti tipici locali, per i quali mercati rionali e piccoli alimentari sono i luoghi più adatti. Poca spesa a chilometro zero, dunque, eccetto per il reparto ortofrutta. Molta produzione tedesca, specie nei prodotti confezionati. E ci tocca ammettere che anche qui lo spread Italia-Germania, ancora una volta, vola.

 

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