Da “Forza Italia” a “Italia Pulita”, la politica che cambia (poco) | T-Mag | il magazine di Tecnè

Da “Forza Italia” a “Italia Pulita”, la politica che cambia (poco)

di Matteo Romani

In principio c’erano i partiti tradizionali. Strutturati gerarchicamente, quasi militarmente verrebbe da dire col senno di poi, con sezioni, militanti e rappresentanti che facevano attività nei territori, organizzando dibattiti, sagre, feste e chi più ne ha più ne metta. Erano i tempi della prima Repubblica, quella di Craxi e dei governi Andreotti, della Dc contro il Pc, di Peppone e don Camillo. Poi arrivò Tangentopoli che in pochi mesi cancellò un’intera classe dirigente lasciando spazio a nuove forme di interazione tra istituzioni e cittadini. Più che un solco, una vera e propria autostrada nella quale fu abilissimo a infilarsi Silvio Berlusconi con un nuovo soggetto politico, quel Forza Italia che con i partiti classici aveva ben poco a che fare. Fluida, priva di una vera e propria struttura, la creatura berlusconiana ruotava interamente intorno al “capo”, vero padre padrone a cui facevano riferimento tutti, dagli eletti agli elettori. Una rivoluzione con la quale si sono dovuti confrontare e scontrare tutti gli altri partiti politici. Tutti, nessuno escluso, hanno attinto, e si sono ispirati a Forza Italia, chiaramente rielaborandone modalità e contenuti in base al proprio background. Eppure, come tutte le rivoluzioni, anche quella forzista era destinata ad estinguersi, seppur lentamente, molto più lentamente di quanti, molti a dire il vero, avevano preconizzato nel lontano ’94. I partiti, anche quelli della Seconda Repubblica, si sono scontrati contro il vento dirompente dell’antipolitica, alimentato da una crisi economica senza precedenti e da una forte disillusione negli elettori, sia di destra che di sinistra, passando per il centro. E così sono subentrati sulla scena quasi all’unisono, i tecnici prima ed i grillini poi. La negazione dell’antipolitca per alcuni, la sua naturale, darwiniana, evoluzione per altri. Entrambi sembrano aver esaurito già il loro ciclo vitale. Grillo ha avuto un exploit alle elezioni amministrative è verò, ma pare già arenarsi sulle difficoltà di dover gestire la res publica anziché criticarla. I tecnici dell’esecutivo Monti invece stanno facendo i conti con una prevedibile, ed attesa, ostilità dell’opinione pubblica. Del resto qualcuno le tasse doveva pur alzarle e chiaramente, nessun politico di professione si sarebbe mai preso la briga di farlo. Ed ora che succederà? L’ultima trovata sono le liste civiche nazionali. Una via di mezzo tra il primo Forza Italia e un partito tradizionale. Ci starebbe pensando lo stesso Berlusconi, desideroso di abbandonare il Pdl che ha ormai esaurito il suo ciclo vitale, anche a causa di un matrimonio mai realmente consumato tra forzisti e An. Già circola il nome, Italia Pulita. Obiettivo, imbarcare nella nuova avventura esponenti della società civile e volti noti. Il celebre conduttore Gerry Scotti ha già smentito la sua adesione al progetto, ma la tipologia di personaggi che Berlusconi va cercando è quella. Basterà per riconquistare il consenso degli italiani? E cosa succederà se anche i listoni civici dovessero fallire? Come reagirà la politica? Ma soprattutto, esisterà ancora la politica? Ai posteri, come diceva qualcuno, l’ardua sentenza.

 

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