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Francia: dalle legislative via libera ad Hollande

di Antonio Caputo

Come previsto dai sondaggi, vittoria della gauche, in queste elezioni politiche per il rinnovo dell’Assemblea nazionale, che, dopo i due turni presidenziali, hanno chiamato per la terza volta (in poco più di un mese) alle urne i francesi; e non è finita, perché domenica prossima si completerà il quadro, con i ballottaggi proprio per le elezioni politiche.
Vittoria socialista, dicevamo, con il Partito del neo Presidente Hollande in testa nelle preferenze dell’elettorato, e per il quale però, solo il secondo turno in programma domenica potrà stabilire l’effettiva entità della vittoria, con il punto-chiave della maggioranza assoluta: sarà una differenza non da poco, per i socialisti, poter contare sulla maggioranza assoluta dei seggi e, quindi, poter governare in solitudine o, in caso contrario dover stringere alleanze, in prima battuta con i Verdi, e, se neppure ciò bastasse, anche con il Front della Gauche (sinistra radicale che comprende comunisti e sinistra socialista) di Jean Luc Melenchon. Poche chances per lo schieramento di Hollande dall’apertura al centro: male il MoDem di Bayrou, col leader centrista che rischia grosso anche nel suo collegio.
Socialisti primi con oltre il 29%, due punti e mezzo più, tanto rispetto al risultato del 2007, quanto rispetto al dato dei dei neo-gollisti dell’UMP (poco sotto il 27% contro il 41% di cinque anni fa). Terza forza (anche se al di sotto del 18% delle presidenziali) il Front National, di Marine Le Pen, che sfiora il 14% (non raggiunse il 5% nel 2007), più della somma degli alleati di Hollande (post comunisti di Melenchon, al 7%, assai meno del già deludente 11 delle presidenziali, e che prendono solo in parte i voti in uscita dai trotzkisti, ed ecologisti, che recuperano i voti persi alle presidenziali, per attestarsi a poco più del 6, in aumento di quasi due punti sulle precedenti legislative); attorno al 5% formazioni minori degli schieramenti di destra e sinistra (radicali inclusi). Centro polverizzato: sia il MoDem di Francois Bayrou, sia il Nuovo Centro (i centristi schieratisi a destra, che mantengono il dato del 2007), si attestano a poco più del 2%; alle presidenziali, per dirne una, il candidato centrista ottenne un già insoddisfacente 9%, alle precedenti politiche sfiorava l’8%: il dato attuale è una vera disfatta, per la quale Bayrou attribuisce la colpa al suo essersi schierato con Hollande al ballottaggio presidenziale, “atteggiamento non compreso dai miei elettori”.
In ulteriore aumento l’astensionismo: già al 40% nel 2007, balza oggi al 43% (tre elettori su sette hanno disertato le urne).
Tra le sfide più significative nei collegi uninominali, buona affermazione dei neoministri scelti da Hollande: il presidente li aveva spronati a vincere, altrimenti li avrebbe silurati non confermando, per i non eletti, lo scranno ministeriale; alcuni, tra cui il neopremier Jean Marc Ayrault, ce l’hanno fatta al primo turno, altri sono nettamente in testa per il ballottaggio.
Ma il risultato più clamoroso arriva dal collegio 11 del Pas de Calais, ex roccaforte rossa nel Nordest del Paese: assente l’UMP, è nettamente in testa dopo il primo turno Marine Le Pen, con oltre il 42% dei voti, che sfiderà al ballottaggio il socialista Philippe Kemel, 23.5%, due punti in più del leader neocomunista Jean Luc Melenchon, il quale, fermatosi al 21,5, vede sfumare di pochissimo il ballottaggio; con 500 voti in più sarebbe infatti approdato al secondo turno, che alle elezioni politiche può non essere soltanto uno spareggio a due: vi accedono, infatti, tutti i candidati che al primo turno abbiano superato il 12,5% non, attenzione, dei voti validi, ma degli elettori, ossia degli aventi diritto al voto, un risultato mancato, appunto, da Melenchon, per meno di 500 voti. Resta comunque inteso che i primi due candidati approdano al secondo turno anche senza raggiungere tale soglia: insomma, comunque il ballottaggio si tiene con almeno due candidati: in tal caso Melenchon si è visto sfuggire la “qualificazione allo spareggio”, perché staccato dal socialista Kemel per meno di 1.100 voti; gli sarebbe servito strappare all’alleato-rivale del partito di Hollande 550 voti: entrambi i requisiti, insomma, mancati per pochissimo ed una delusione cocente.
In un altro paio di casi i candidati del Front National avrebbero qualche chance di disputarsi il seggio, ma potrebbe accadere che per l’ennesima volta il partito di estrema destra resti fuori dall’Assemblea nazionale: vedremo domenica.
Per intanto, il successo socialista è un punto fermo scaturito dal primo turno elettorale; un risultato che scongiura la coabitazione (sarebbe stata la quarta in 54 anni di Quinta Repubblica, dopo i precedenti 1986/88, Mitterand-Chirac; 1993/95, Mitterand-Balladour; 1997/2002, Chirac-Jospin), un’ipotesi resa senz’altro più difficile dopo la riduzione a cinque anni del mandato presidenziale e, soprattutto, dalla contestualità di elezioni presidenziali e legislative: ipotesi che avrebbe complicato e non poco il percorso, già di suo complicato, vista la situazione economica, di Francois Hollande.

 

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