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Come sono andate le amministrative in Sardegna

di Antonio Caputo

Sardegna alle urne per le elezioni amministrative, domenica e lunedì scorsi, poco più di un mese dopo (non potendosi votare contemporaneamente) i dieci referendum, ribattezzati “anti-casta”, che hanno visto la soppressione delle quattro nuove province, istituite tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 (Carbonia/Iglesias; Medio Campidano; Ogliastra; Olbia/Tempio), e il “si” ai quesiti consultivi: sull’abolizione delle altre quattro “storiche” province (Cagliari; Nuoro; Oristano; Sassari); sulla riscrittura dello Statuto regionale ad opera di un’Assemblea Costituente; sull’elezione diretta del governatore, da selezionare attraverso le primarie; sull’abolizione dei CdA di Enti e Agenzie autonome regionali; e sulla riduzione a 50 (rispetto agli attuali 80) componenti dell’Assemblea Regionale sarda. I referendum, tenutisi in contemporanea alle amministrative nazionali, sono stati un vero e proprio “taglio alle unghie” per i partiti, con i cittadini che hanno cercato di tagliare in tutti i modi le loro (dei partiti) possibili influenze nella gestione della “cosa pubblica”.
Ma passiamo ad esaminare l’esito del voto amministrativo, assai parziale, che ha coinvolto 64 Comuni, dei quali solo tre superiori ai 15.000 abitanti, e che pertanto andavano alle urne col sistema del voto su liste plurime, con possibilità di voto disgiunto, ed eventuale ballottaggio, in caso nessun candidato superi al primo turno il 50% + 1 dei voti.
Dei tre comuni con oltre 15.000 abitanti, tutti con amministrazione uscente di centrodestra, uno soltanto, Oristano, era un capoluogo di provincia, ma il più popoloso chiamato alle urne era Alghero, in provincia di Sassari.
Selargius, infine, provincia di Cagliari, dove pur essendo la popolazione oltre i 15.000 abitanti, l’ipotesi del ballottaggio non aveva nei fatti alcuna possibilità di verificarsi, essendo soltanto due i candidati sindaci.
Il mini test elettorale era anche una sorta di verifica popolare per l’amministrazione regionale, di un centrodestra allargato (Pdl, Udc, Riformatori di Segni, Uds dei seguaci dell’ex presidente della Repubblica Cossiga, Fli, Mpa, Partito sardo d’azione) guidata dal governatore Cappellacci, amministrazione alle prese con la crisi economica, che in Sardegna ha colpito particolarmente duro, e con una difficoltà nell’azione di governo, tanto che alla vigilia delle urne si paventava una dissoluzione della coalizione, ed il ritorno alle urne anticipatamente in tempi piuttosto brevi, entro l’autunno. Un’ipotesi, quest’ultima, appena smentita dalle forze che sostengono Cappellacci, le quali al contrario hanno confermato la loro fiducia al governatore.
I risultati dunque: ad Oristano, che torna alle urne a scadenza naturale sì, ma dopo un commissariamento di quasi un anno (e a scrutinio non ancora ultimato, per errori e contestazioni), Pdl subito fuori dai giochi, col suo candidato Andrea Lutzu fermo al 12,5% e ballottaggio con un testa a testa tra Guido Tendas, centrosinistra, 35,5% e Giuliano Uras, Terzo Polo, liste civiche e pezzi di Centrodestra, al 34.5; poco meno del 13%, infine, per Salvatore Ledda, altro candidato di area centrodestra, uno schieramento che, come in molti altri casi verificatisi su tutto il territorio nazionale, si è presentato assai frammentato, fattore che ha contribuito non poco ad accentuarne la sconfitta.
Ballottaggio anche ad Alghero, con un testa a testa tra Francesco Marinaro, centrodestra, più Udc e altri centristi, 44%, e Stefano Lubrano, centrosinistra, 43. Giorgia Di Stefano, Movimento 5 Stelle, è al 9,5%, dato che conferma il buono stato di salute dei grillini, anche se lontano da quel quasi 20% tributato nazionalmente dai sondaggisti alle 5 Stelle.
Conferma, infine, per il primo cittadino uscente, Gian Franco Cappai, centrodestra più Udc e altri, al 53,5% contro Rita Corda, centrosinistra, 46,5%.
Nel complesso, rispetto alla debacle nazionale, il Pdl almeno in Sardegna come partito sembra sopravvivere, certo senza le brillanti performance di un tempo; sopravvive senza brillare anche il Pd; molto bene, invece, l’Udc che conferma il suo buono stato di salute. Trarre da questo voto conclusioni nazionali è davvero affrettato; conclusioni sulle conseguenze regionali (al di là dei ballottaggi) si possono invece trarre: la maggioranza di centrodestra e centro che governa la Regione sembra reggere, anche se frammentata, soprattutto per il peso rilevante dell’Udc, dei Riformatori di Segni e delle liste collegate; nel centrosinistra, boom delle liste civiche e abbastanza bene la sinistra radicale.

 

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