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Siria. “Rappresaglie mortali”: il rapporto di Amnesty International

Pubblichiamo di seguito la sintesi del rapporto sulla Siria di Amnesty International "Rappresaglie mortali"

Lo scioccante crescendo di uccisioni illegali, torture, detenzioni arbitrarie e distruzioni indiscriminate di abitazioni dimostra quanto sia urgente la necessità di una decisiva azione internazionale per fermare l’ondata degli attacchi, sempre più massicci e impuniti, delle forze armate e delle milizie governative shabiha in Siria.
Questo l’allarme di Amnesty International, che giovedì ha lanciato un nuovo rapporto di 70 pagine, dal titolo Rappresaglie mortali, che fornisce nuove prove delle ampie e sistematiche violazioni dei diritti umani, tra cui crimini contro l’umanità e crimini di guerra, perpetrate nell’ambito di una politica di stato destinata a compiere rappresaglie contro le comunità sospettate di sostenere l’opposizione e a intimidire e assoggettare la popolazione.
“Le nuove, sconcertanti prove di un sistema organizzato di gravi violazioni aumentano la necessità di una decisiva azione internazionale per fermare l’ondata dei sempre più massicci attacchi contro la popolazione civile, compresi crimini contro l’umanità e crimini di guerra, commessi dalle forze armate e dalle milizie governative nella totale impunità”, ha dichiarato Donatella Rovera, di Amnesty International, che ha recentemente trascorso alcune settimane nel nord della Siria per svolgere indagini sulle violazioni dei diritti umani.
“Per oltre un anno il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha esitato ad agire, mentre in Siria si sviluppava una crisi dei diritti umani. Ora deve superare l’impasse e agire concretamente per porre fine a queste violazioni e chiamare i responsabili a risponderne”, ha proseguito Rovera.
Pur non ricevendo un’autorizzazione ufficiale da parte delle autorità locali a entrare nel paese, Amnesty International ha potuto verificare la situazione sul terreno nella Siria settentrionale giungendo alla conclusione che le forze armate e le milizie governative sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani e di gravi violazioni del diritto internazionale umanitario che corrispondono a crimini contro l’umanità e a crimini di guerra.
Amnesty International ha visitato 23 città e villaggi nelle province di Aleppo e Idlib, comprese le zone in cui le forze siriane avevano lanciato attacchi su vasta scala anche durante i negoziati sull’applicazione dell’accordo in sei punti per il cessate il fuoco, promosso dalle Nazioni Unite e dalla Lega Araba tra marzo e aprile.
In ogni città e villaggio visitati, famiglie distrutte dal dolore hanno riferito ad Amnesty International come i loro parenti (vecchi, giovani e anche bambini) fossero stati prelevati e uccisi dai soldati, che in alcuni casi avevano dato fuoco ai cadaveri.
I soldati e le milizie shabiha hanno distrutto case e proprietà, aprendo indiscriminatamente il fuoco contro centri abitati, uccidendo e ferendo persone che si trovavano sul posto al momento degli attacchi. Le persone arrestate, compresi anziani e ammalati, sono state regolarmente torturate, in alcuni casi a morte. Molte sono state vittime di sparizione forzata e il loro destino resta sconosciuto.
“Ovunque sia andata, ho incontrato persone stravolte che chiedevano perché il mondo stesse a guardare e non facesse nulla. Questa mancanza d’azione da parte della comunità internazionale non fa che incoraggiare ulteriori violazioni. Poiché la situazione continua a peggiorare e il computo delle vittime civili sale di giorno in giorno, la comunità internazionale deve agire per porre fine alla spirale di violenza”, ha affermato Rovera.
La repressione governativa ha preso di mira città e villaggi ritenuti roccaforti dell’opposizione: luoghi dove vi erano stati scontri con l’Esercito libero della Siria, così come centri di proteste pacifiche.
Ad Aleppo, la seconda città della Siria, in diverse occasioni nell’ultima settimana di maggio Amnesty International ha visto membri delle forze di sicurezza in uniforme e membri delle shabiha in abiti civili sparare proiettili letali contro dimostrazioni pacifiche, uccidendo e ferendo manifestanti e passanti, bambini inclusi.
Il genere di violazioni commesse in queste zone non è isolato, poiché giungono diffuse denunce analoghe da altre parti del paese, come nel caso dell’attacco delle forze siriane del 25 maggio a Houla dove, secondo le Nazioni Unite, sono state uccise 108 persone, tra cui 49 bambini e 34 donne.
Dall’inizio delle manifestazioni per le riforme, nel febbraio 2011, Amnesty International ha ricevuto i nomi di oltre 10.000 persone uccise, ma ritiene che il numero effettivo possa essere considerevolmente più alto.
Il rapporto di Amnesty International corrobora le conclusioni di altre indagini sulle violazioni dei diritti umani in Siria, tra cui il rapporto del Segretario generale delle Nazioni Unite sui bambini e i conflitti armati che mette in evidenza come, nell’ultimo anno, le forze governative siriane si siano rese responsabili di “uccisioni e ferimenti, arresti arbitrari, detenzioni, maltrattamenti e torture” di bambini anche di nove anni.
Nel suo rapporto odierno, Amnesty International rinnova ancora una volta l’appello al Consiglio di sicurezza di deferire la situazione della Siria al procuratore della Corte penale internazionale e di imporre un embargo sulle armi alla Siria, con l’obiettivo di fermare i trasferimenti al governo di Damasco. L’organizzazione per i diritti umani sollecita in particolare i governi di Russia e Cina a porre immediatamente fine alle forniture di armi, munizioni ed equipaggiamento, addestramento e personale militare, di sicurezza e di polizia alla Siria. Chiede infine al Consiglio di sicurezza di attuare il congelamento dei beni patrimoniali nei confronti del presidente Bashar al-Assad e di altri che potrebbero essere coinvolti nell’ordine o nell’esecuzione di crimini di diritto internazionale.
Amnesty International ha rivolto numerose raccomandazioni alle autorità siriane che, se attuate, avrebbero potuto contribuire a fermare le massicce violazioni dei diritti umani, tra cui crimini contro l’umanità e crimini di guerra che stanno attualmente avendo luogo. Ma a quanto sembra, il governo siriano non ha intenzione di porre fine a questi crimini, tantomeno di sottoporli a indagini.
“I tentativi del governo siriano di impedire l’accesso ad Amnesty International, ad altre organizzazioni per i diritti umani e alla stampa internazionale, non sono riusciti a impedire le ricerche. Questo rapporto fornisce ulteriori dettagliate prove che le autorità siriane sono impegnate in un attacco sistematico, massiccio e brutale contro la popolazione civile”, ha concluso Rovera.

 

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