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Il voto in Grecia e il futuro dell’euro

di Antonio Caputo

A risultati elettorali ormai acquisiti, si delinea il successo per la formazione conservatrice Nuova Democrazia, di Antonis Samaras, primo partito con quasi il 30% dei voti, e quasi quattro punti di vantaggio su Syriza, (sinistra radicale), che pur non essendo risultata primo partito, come qualche sondaggio prevedeva, mette a segno un dato record, doppiano i socialisti e strappando così la palma di partito leader della sinistra greca.
Atene torna alle urne a poco più di un mese dal precedente voto del 6 maggio, che aveva visto un’estrema frammentazione del voto, con Nuova Democrazia primo partito che però non andò oltre il 19%, tallonata da Syriza, (17), e coi socialisti del Pasok anche allora terzi, a poco più del 13. L’alleanza socialisti – conservatori non aveva la maggioranza, né si dichiararono disposti a collaborare altre due formazioni europeiste, Sinistra Democratica e Grecia Indipendente, di destra, che però aveva già detto no al piano austerità del governo tecnico di Papademos. Andati così a vuoto i tentativi di incarico di governo ai primi tre partiti (conservatori, Syriza, Pasok), e naufragata anche la strada del governo tecnico di unità nazionale, al presidente della Repubblica Papoulias, non è rimasto che prendere atto dello stallo e sciogliere il Parlamento, con l’indizione di nuove elezioni per il 17 giugno.
Il sistema elettorale è ad impianto proporzionale, su scala nazionale, con clausola di sbarramento al 3%, ed un “premio” al primo partito, che vede così accentuato il suo successo in termini di seggi.
Il dettaglio dei risultati: a Nuova Democrazia poco meno del 30% (un guadagno di 11 punti in poco più un mese) risultato che dovrebbe garantire al partito di Samaras, premier in pectore, circa 130 seggi (ne aveva 108 nel Parlamento uscente) ad un passo dalla maggioranza assoluta.
Al secondo posto con poco più del 26% (quasi 10 punti in più rispetto a maggio), Syriza, di Alexis Tsipras, che si attesterebbe così sulla settantina di seggi (una ventina in più dei 52 uscenti). Il premio al primo partito rende evidente la sproporzione in seggi: sia un mese fa sia ora Nuova Democrazia ottiene pochi punti più di Syriza, ma circa il doppio in seggi.
Terzo, dicevamo, il Pasok (12,5%) che cede ancora qualcosa rispetto ad un mese fa, sia in voti (quasi un punto in meno) sia in seggi (da 41 a 33). Nonostante la sconfitta, il partito di Evangelos Venizelos resta decisivo per la formazione del nuovo governo, ovviamente sotto la guida del leader conservatore Samaras: i due partiti, sommati, fanno 163 seggi, sufficienti per governare, senza bisogno di scendere a ulteriori compromessi con altre formazioni.
Ancora, in ribasso Grecia Indipendente, che scende dal 10,5% al 7,5%: tre punti persi e un calo ben più forte in termini di seggi (da 33 uscenti, ad una ventina); stabili i neo nazisti di Alba Dorata, al 7% (che però cedono tre seggi, da 21 a 18, per l’effetto di una minor frammentazione del panorama politico che ha permesso l’ingresso in Parlamento alle stesse forze di un mese fa, ma che ora hanno totalizzato molti più voti, e quindi il 7% attuale “pesa” meno di maggio). Stesso discorso per Sinistra Democratica di Fotis Kouvelis, stabile al 6%, ma in calo da 19 a 16 scranni parlamentari. Dimezzano i comunisti del KKE dall’8,5% al 4,5% e da 26 a 12 seggi.
In calo le formazioni minori, che non raggiungono lo sbarramento del 3%: sommate erano al 17% e scendono ora attorno al 6. Stabile, attorno al 40% l’astensionismo.
Il premier in pectore Samaras ha rassicurato i mercati, promettendo un governo in tempi rapidi, il rispetto degli impegni contratti e la permanenza di Atene nell’Euro; ok dai socialisti; in forse Sinistra Democratica e Grecia Indipendente (peraltro superflue); sicuramente all’opposizione Syriza, nazisti e comunisti.
Il voto greco conferisce un obiettivo segnale di stabilità; l’esito elettorale, infatti, ha prodotto sollievo nelle capitali europee: l’Eurogruppo ora potrà proseguire nel programma di aiuti ad Atene. Persino dalla Germania arrivano segnali di aperura: il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha fatto intravedere un ok al dilazionamento dei tempi del piano di risanamento, che resta comunque in piedi ma, appunto, in tempi che potrebbero essere più accettabili.
Resta il rammarico di aver perso un mese abbondante: si sarebbe potuto evitare il ritorno alle urne, se Sinistra Democratica non avesse fatto naufragare il tentativo di governo con socialisti e conservatori. Certo, Nuova Democrazia e Samaras sono ben più legittimati a guidare il Paese ora col 30% rispetto al 19% ottenuto un mese fa.
E’ questa, davvero, l’ultima occasione per la Grecia: Samaras non può permettersi di fallire, altrimenti la crisi di Atene rischierebbe di travolgere l’intera Europa.

 

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