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Euro2012. Chi lo ha detto che di rigore si muore?

di Fabio Germani

Si è conclusa la settimana dei luoghi comuni, e per nostra fortuna nel migliore dei modi. Anche perché, in caso di eliminazione da Euro2012, chi li avrebbe retti certi titoli di giornale? Già ce li immaginiamo: “Berlusconi e Grillo accontentati, Italia fuori dall’Euro”. E pensate al doppio sberleffo: eliminati da chi nell’euro non ci è voluto mai entrare.
Ok, diciamolo francamente: questa Inghilterra era alla nostra portata. Però, come qualcuno suggeriva dopo i bagordi e le sbornie post vittoria, non facciamo i soliti italiani e prendiamoceli, per una volta, i meriti. Abbiamo dominato la gara e soprattutto – quanto se ne sarà rallegrato Monti per questo – abbiamo dimostrato che di rigore non si muore se parallelamente vi è una reale prospettiva di crescita. E di sviluppo (del gioco, nel caso di domenica sera).
Tanto perché a noi che l’indomani commentiamo le partite dell’Italia non ci piacciono i luoghi comuni su calcio e crisi, parliamo allora di Germania e Grecia.
Tutti a tifare Atene, venerdì. Il Giornale, quello con la “G” maiuscola, titolava alla vigilia: “Forza Grecia, Germania fuori dall’euro”. Ed ecco pronte le litanie sull’eccessivo rigorismo di Frau Merkel e via discorrendo. In campo è successo dell’altro, in verità. La Germania – che ad ogni modo si sente dalla parte del giusto – stavolta se ne è fregata delle sorti dei poveri greci e ha loro rifilato quattro pallini. Quattro a due l’esito del match, Grecia a casa. E neppure sono serviti i rigori. Ad ogni gol tedesco, Angela Merkel in tribuna (poche ore prima aveva parlato a Roma sul futuro dell’euro insieme a Monti, Hollande e Rajoy) esultava come la più scalmanata dei tifosi. Si dice che la cancelliera tedesca abbia chiesto espressamente di anticipare il vertice a quattro di Roma, allo scopo di raggiungere la Polonia in tempo. Quando Pirlo segnò per l’Italia durante la partita con la Croazia, Monti era a Palazzo Chigi con Hollande e non si scompose più di tanto all’esultanza che proveniva da chissà dove. Che non sia il nostro premier quello più rigoroso?
In ogni caso i fautori della piccola Grecia possono dormire sonni tranquilli. Per due ragioni: l’Italia ha l’occasione di riuscire laddove Atene ha fallito, Berlino è avvisata (appuntamento a giovedì e quanto vorremmo vederli, insieme, Monti e Merkel nel mezzo di una pausa del Consiglio europeo). La seconda, perché i Pigs sono vivi e lottano insieme a noi. Mercoledì c’è il derby tra Spagna e Portogallo: la fiera dei luoghi comuni ci accompagnerà in finale.

 

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