“State of the Net” e i nuovi modelli di business | T-Mag | il magazine di Tecnè

“State of the Net” e i nuovi modelli di business

Si è chiuso sabato a Trieste l’evento State of the Net, giunto alla seconda edizione. Un incontro di due giorni tra i maggiori analisti che si confrontano sullo “stato” di Internet in Italia. Alla kermesse hanno partecipato 27 speaker internazionali, oltre 500 partecipanti, 50 persone coinvolte nell’organizzazione. Si è parlato di rete, di social network, di città digitali, di open data, di turismo, di editoria digitale, di e-commerce e m-commerce, di trasparenza e privacy, di politica e democrazia.
State of the Net – hanno affermato i fondatori della conferenza, Beniamino Pagliaro, Paolo Valdemarin e Sergio Maistrello – è il nostro impegno a far crescere la consapevolezza sul fatto che internet è il presente, e non il futuro. Nei prossimi mesi continueremo a lavorare su un percorso orientato alla formazione e all’approfondimento che ci accompagnerà alla prossima edizione della conferenza, tra un anno, nel 2013″.
Tante le curiosità scoperte durante la manifestazione. Ad esempio che “Imu” è stata la parola più ricercata in Italia dagli utenti nei primi mesi del 2012, con picchi di aumento del 5000%. Un modo, insomma, per comprendere anche gli umori della società analizzando i “percorsi” intrapresi online.
Ma è nell’ambito dell’e-commerce che non giungono le migliori notizie. L’Italia, infatti, è il fanalino di coda per l’e-commerce in Europa, davanti solo alla Romania, con il 5% di aziende italiane che vendono online contro una media europea del 15% e il 36% registrato dalla Norvegia che guida la classifica. Sono soprattutto le piccole e medie imprese a registrare un importante gap nell’utilizzo di internet come canale di vendita. “Prendendo come paragone la Germania – si legge in una nota pubblicata sul sito ufficiale dell’evento -, solo l’11% delle medie aziende vendono online, contro il 30% delle medie aziende tedesche e il gap è ancora più evidente nelle piccole aziende di cui solo 5% utilizza l’e-commerce contro il 19% delle tedesche di pari dimensione”.
I dati sono stati presentati da Matteo Menin, director Between. “Nonostante il ritardo registrato nel nostro Paese – è stato tuttavia spiegato -, le prospettive sono però molto positive e i brand stanno cominciando a cogliere le opportunità della rete: l’e—commerce è infatti in forte crescita in tutte le aree geografiche, inclusa l’Italia che nel 2011 ha registrato un +19% nel valore delle vendite online B2C da siti italiani; e ancora, lo spending in outsourcing dovrebbe raddoppiare in tre anni passando da 1,5 miliardi di euro nel 2012 a tre miliardi di euro nel 2015. Indicazioni positive anche dalle abitudini di pagamento online: mentre nel 2006 oltre la metà degli utenti italiani di e-commerce pagava ancora off line (contrassegno, bonifico allo sportello o trasferimento postale), nel 2011 la transazione è ormai effettuata online tramite carta prepagata (50%), Paypal o analoghi (30%), bonifico online (8%) e il contrassegno è sceso dal 20% del 2006 all’8% del 2011”.
Anche il device da cui si acquista online sta velocemente passando dal desktop al mobile e nei prossimi due anni si dovrebbe verificare il sorpasso del m-commerce sull’e-commerce; oggi il 25% degli utenti di smartphone ha acquistato almeno un prodotto o servizio online e il 59% effettua mobile commerce almeno una volta al mese. Questi, invece, sono i dati presentati da Marco Massarotto, founder di Hagakure.
“Dall’intervento di Massarotto a State of the Net – si legge nel comunicato – emerge infine un significativo ampliamento dei canali di vendita online, dal sito aziendale, ai social network fino ai blog, fenomeno a cui i brand dovrebbero dare il giusto valore per sfruttarne le opportunità. Il social commerce consente alle grandi aziende così come alle PMI ma anche ai privati, di vendere prodotti o servizi utilizzando canali di vendita online, agevolati da una maggiore propensione all’acquisto online di community che sono già in rete. Per fare business online ormai non è più necessario avere un sito, il negozio online può vivere anche in modalità temporary su blog tematici, aprendo la strada quindi anche nuovi modelli di business”.

 

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