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Fornero e la riforma delle polemiche

La riforma del mercato del lavoro porta con sé l’ultimo strascico di polemica nel giorno (salvo sorprese) della sua approvazione alla Camera. Tutto nasce da un’intervista rilasciata dal ministro Elsa Fornero al Wall Street Jornal, giornale che peraltro aveva criticato il disegno di legge e le misure del governo Monti. L’articolo tentava di rispondere ad una precisa questione: riuscirà l’esecutivo a risolvere i problemi dell’economia italiana? “Solo nel senso che teoricamente è possibile svuotare il lago di Como con mestolo e cannuccia”, la risposta. Come a dire: tecnicamente è possibile, ma hai voglia.
La ministra ha spiegato al quotidiano: “Stiamo cercando di proteggere le persone, non i loro posti. L’attitudine delle persone deve cambiare. Il lavoro non è un diritto, deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificio”. Quella frase, “il lavoro non è un diritto”, ha scatenato reazioni indignate da più parti, dalla Lega a Di Pietro. Senza scomodare la Costituzione va evidenziata la pronta rettifica di Elsa Fornero: “Il diritto al lavoro non è mai stato messo in discussione come non potrebbe essere mai visto quanto affermato dalla nostra Costituzione. Ho fatto riferimento alla tutela del lavoratore nel mercato e non a quella del singolo posto di lavoro, come sempre sottolineato in ogni circostanza”.
La riforma, di cui ci siamo ampiamente occupati nei mesi scorsi, ha di fatto scontentato tutti, dai sindacati alle imprese. Soltanto pochi giorni fa il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, l’aveva definita una “boiata”. E il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, in risposta agli esponenti di governo che pure avevano aperto ad eventuali modifiche da approvare in un secondo momento, ha piuttosto auspicato che “meno si tocca il testo e meglio è, perché lo si vuole toccare solo per peggiorarlo”. I punti salienti della riforma sono il nuovo articolo 18 (il tasto “dolente” della riforma secondo cui in caso di licenziamento per motivi discriminatori sono previsti, come in passato, sia il reintegro che il risarcimento mentre in caso di licenziamento per motivi economici e per motivi disciplinari soggettivi sarà il giudice a decidere per il risarcimento o per il reintegro di volta in volta), il rafforzamento dell’apprendistato (strumento ritenuto dirimente per l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro) e la ristrutturazione delle tipologie contrattuali a termine allo scopo di incentivare i contratti a tempo indeterminato.
La riforma del lavoro giunge in un momento delicato. Da una parte servirà quale dimostrazione all’Europa, in vista del vertice di giovedì e venerdì, che l’Italia è attiva sul fronte delle riforme strutturali (più volte lo stesso Monti lo ha ribadito), dall’altra dovrà garantire una ripresa in termini occupazionali dato il tasso di disoccupazione che ha raggiunto livelli record. Per non parlare di quella giovanile, come sottolineato dal Rapporto della Banca d’Italia sulle economie regionali: “Le opportunità di lavoro per le fasce di età più giovani continuano a deteriorarsi in tutte le regioni: nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione delle persone con meno di 30 anni è oltre il doppio di quello complessivo”.

 

1 Commento per “Fornero e la riforma delle polemiche”

  1. Mi spiace per la Signora Fornero, ma il lavoro è un diritto., per tutti. Questo diritto, attualmente, non è praticabile da milioni di persone. Perchè e come devono capirlo loro, ma bisogna ridare lavoro a chi non ce l’ha. Punto. Tutto il resto è solo un’esercizio di retorica e pura perdita di tempo.

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