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I migranti visti dagli italiani

Pubblichiamo di seguito il report dell'Istat su "I migranti visti dai cittadini"

Le opinioni espresse nel corso della rilevazione si basano, in gran parte, su un’esperienza diretta che i rispondenti hanno della realtà degli immigrati: infatti, l’80% dei rispondenti afferma di conoscere almeno un immigrato (nel senso che ne conosce il nome e si fermerebbe a parlare con lui anche solo per un momento se lo incontrasse per strada, in un negozio, o altrove). Si tratta per lo più di persone conosciute sul luogo di lavoro (38,4%), vicini di casa (34,5%), amici (32,1%), persone che aiutano nelle faccende domestiche o nelle attività di cura di familiari (12,8%), parenti (11,6%) o persone conosciute a scuola o all’università (9,8%). Le nazionalità delle persone conosciute riflettono, ovviamente, la diversa numerosità sul territorio italiano dei collettivi di stranieri: si tratta, infatti, nell’ordine di rumeni (20,2%), albanesi (16%), marocchini (12,1%), ucraini (3,1%), tunisini e polacchi (3%).
La maggior parte degli intervistati ritiene che in Italia gli immigrati siano discriminati: il 59,5% dei rispondenti afferma che nel nostro Paese gli immigrati sono trattati meno bene degli italiani (13,1% molto, 46,4% abbastanza). Solo il 13,4% ritiene che la popolazione straniera non sia oggetto di comportamenti discriminatori.
Se per un terzo dei cittadini la situazione discriminatoria è migliorata rispetto a cinque anni fa, per un quarto è peggiorata e il 42,1% degli intervistati ritiene che non vi siano stati significativi mutamenti.
La discriminazione ha luogo in diversi ambiti e si traduce in differenti opportunità per gli immigrati. Secondo i rispondenti, a parità di capacità e di titoli, gli immigrati hanno meno opportunità degli italiani di trovare un lavoro, di ottenere una promozione e di trovare una casa in affitto: sono di questo parere rispettivamente il 70,2%, il 69% e il 68,7% degli intervistati. Contenuta, ma non irrilevante, è la quota di quanti ritengono che al contrario gli immigrati abbiano più possibilità degli italiani di trovare lavoro (10,2%): residuale, invece, è quella di chi ritiene che abbiano più possibilità di affittare casa (4,5%) o ottenere una promozione (2,4%).
Non stupisce, dunque, che la maggior parte degli intervistati ritenga effettivamente difficile per un immigrato l’inserimento nella nostra società (80,8%), addirittura il 2,4% lo ritiene impossibile e solo il 16,8% facile. Essere donna immigrata viene considerato dal 28,3% dei rispondenti un’aggravante che può complicare ulteriormente la già difficile integrazione nel nostro Paese; una quota simile (29,2%) ha, invece, l’opinione esattamente opposta, cioè ritiene che le donne sono facilitate. Il 42,5% ritiene che non vi siano differenze nelle difficoltà che uomini e donne immigrati incontrano nell’inserimento nella nostra società.
A fronte di un contesto che viene dai più percepito come discriminatorio e lontano dal garantire pari opportunità agli immigrati, si rileva un generalizzato giudizio di condanna dei comportamenti discriminatori.
La stragrande maggioranza degli intervistati, infatti, ritiene che non sia affatto giustificabile prendere in giro uno studente (89,6%), trattare meno bene un lavoratore (88,7%), non assumere un dipendente con le qualifiche richieste (71,7%), non dare in affitto una casa a qualcuno (62,9%) “perché immigrato”.
Tuttavia, se è residuale la percentuale di quanti ritengono che possano essere giustificabili comportamenti discriminatori nei confronti di uno studente (2,0%) o di un lavoratore (2,1%), non si può dire lo stesso in merito alla scelta di non affittare un appartamento agli immigrati o di non assumere un dipendente perché immigrato, visto che ritengono tali comportamenti molto o abbastanza giustificabili rispettivamente il 15,9% e il 9,9% degli intervistati.
Nonostante si riconosca che gli immigrati non abbiano le stesse opportunità degli italiani e si esprimano giudizi negativi nei confronti dei comportamenti discriminatori che possono avere luogo nel contesto lavorativo, scolastico, ecc., quando si affronta il problema dell’accesso al lavoro o dell’attribuzione di alloggi popolari è diffusa l’opinione che gli italiani debbano avere la precedenza.
La maggioranza (55,3%) dei rispondenti è d’accordo con l’affermazione secondo la quale “nell’attribuzione degli alloggi popolari, a parità di requisiti, gli immigrati dovrebbero essere inseriti nella graduatoria dopo gli italiani”.
Per la precisione il 33,9% è molto d’accordo, il 21,4% lo è abbastanza. Analogamente, poco meno della metà dei rispondenti (48,7%) si dichiara d’accordo con l’affermazione secondo la quale “in condizione di scarsità di lavoro, i datori di lavoro dovrebbero dare la precedenza agli italiani” rispetto agli immigrati. Merita di essere segnalato che un quarto circa dei rispondenti non assume una posizione in merito, dichiarandosi né d’accordo né contrario con l’affermazione suddetta e circa altrettanti (26,7%) si dichiarano contrari.
L’atteggiamento che i rispondenti ritengono proprio degli italiani nei confronti degli immigrati è prevalentemente descritto come diffidente (60,1%), quando non apertamente ostile (6,9%) o indifferente (15,8%). Solo il 17,2% pensa che gli italiani siano amichevoli e comprensivi nei confronti degli immigrati.
La tendenza ad essere sospettosi e maldisposti non è però unilaterale, dal momento che anche l’atteggiamento degli immigrati nei confronti degli italiani è prevalentemente descritto come diffidente (53,2%), indifferente (20,9%) o apertamente ostile (9,6%). Solo il 16,4% giudica, invece, l’atteggiamento degli immigrati nei confronti degli italiani positivamente, riconoscendolo come amichevole e comprensivo.
Quando si è chiesto ai rispondenti di confrontare i comportamenti degli immigrati di oggi in Italia con quello degli italiani che in passato hanno lasciato il nostro Paese per andare all’estero, la maggioranza ha affermato che non vi sono differenze (55,3%). Più di un terzo (38,3%), tuttavia, ritiene che gli italiani si comportassero meglio e solo un residuale 5,6% attribuisce comportamenti migliori agli immigrati di oggi.
Anche il trattamento riservato ai migranti nei paesi di accoglienza è più o meno lo stesso per il 52,5% dei rispondenti. Tuttavia, un intervistato su tre (34,8%) ritiene che gli italiani fossero trattati peggio di quanto non lo siano oggi gli immigrati in Italia. Solo il 12% esprime un parere contrario e ritiene che gli emigrati italiani siano stati trattati meglio.
Per misurare gli atteggiamenti verso una società multiculturale e la propensione ad integrarsi, in vari contesti, con gli immigrati che vivono nel nostro Paese, sono state proposte agli intervistati alcune affermazioni rispetto alle quali si è chiesto di esprimere accordo o disaccordo. In generale, dalle risposte fornite emerge il riconoscimento di un ruolo positivo delle relazioni interculturali. Oltre il 60% dei rispondenti, infatti, ritiene che “la presenza degli immigrati sia positiva perché permette il confronto con altre culture”: è molto d’accordo con questa affermazione il 20,8% dei rispondenti, è abbastanza d’accordo il 40,6%.
Ancora maggiore adesione emerge rispetto all’affermazione per cui “ogni persona dovrebbe avere il diritto di vivere in qualsiasi paese del mondo abbia scelto”, visto che trova d’accordo (molto 54,3%, abbastanza 33,3%) la quasi totalità dei rispondenti.
In tema di apertura verso il multiculturalismo, considerazioni simili emergono dall’analisi dell’accordo rilevato sulle affermazioni che ribadiscono differenze tra italiani e immigrati. La maggior parte degli intervistati (81,9%), infatti, si dichiara poco (23,8%) o per niente d’accordo (58,1%) con l’affermazione che “è meglio che italiani e immigrati stiano ognuno per conto proprio”, manifestando chiaramente di apprezzare la convivenza tra culture diverse. Una quota simile (81,2%) si dichiara poco (27,4%) o per niente d’accordo (53,8%) con chi ritiene che “l’Italia è degli italiani e non c’è posto per gli immigrati”.
Anche con riferimento alle conseguenze che la presenza di immigrati comporta, in generale, per l’economia del Paese e, in particolare, per il mercato del lavoro risultano più diffuse le opinioni di quanti riconoscono soprattutto i vantaggi che ne derivano. Il lavoro, per esempio, rappresenta un ambito prioritario nel processo di inserimento degli immigrati: da un lato, esso costituisce una delle principali ragioni dei flussi migratori; dall’altro, è proprio con riferimento a tale ambito che si possono sviluppare intolleranze e meccanismi di competizione. Ebbene, il 63% dei rispondenti si dichiara d’accordo (molto 29,9%, abbastanza 33,1%) con l’affermazione che “gli immigrati sono necessari per fare il lavoro che gli italiani non vogliono fare”.
Il 65% è poco o per niente d’accordo con l’idea che gli immigrati tolgano lavoro agli italiani. In generale, dunque, sembrerebbe prevalente l’opinione per cui il lavoro degli immigrati va a sostituire la forza lavoro locale sulle mansioni evitate dagli italiani, mentre è meno diffusa l’idea di una vera e propria rivalità tra italiani e immigrati sul mercato del lavoro. L’opinione rispecchia la realtà del nostro Paese con un mercato del lavoro molto segmentato. Anche se si considera, in generale, l’impatto della presenza degli immigrati sull’economia del Paese, le opinioni negative di quanti vedono solo svantaggi sono minoritarie (16,1%). La maggioranza (51,8%) ritiene che dall’ingresso di lavoratori immigrati derivino vantaggi e svantaggi contemporaneamente, mentre circa un terzo dei rispondenti (32,1%) intravede solo vantaggi.

(continua)

 

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