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Ma è un altro il Palazzo a cui mira Berlusconi

di Matteo Romani

Alzi la mano chi, anche solo per un istante, ha mai pensato che Silvio Berlusconi accantonasse veramente l’idea di poter essere di nuovo protagonista della ribalta politica. In fondo l’ex premier sta lavorando al suo ritorno dal giorno esatto delle dimissioni presentate al capo dello Stato lo scorso novembre quando, complice una crisi economica galoppante, il gossip sulle serate ad Arcore, i mal di pancia interni del Pdl e le incomprensioni con la Lega, fu costretto ad alzare bandiera bianca. Ma il suo, in realtà, è stato solo un “pit stop” per usare una metafora sportiva. La pausa “tecnica” del governo Monti è durata anche troppo e secondo i suoi sondaggisti (senza dimenticare il parere non trascurabile del suo ego) gli italiani sarebbero pronti più che mai a riaccoglierlo a braccia aperte. Vero? Chissà, il 2013, ammesso che l’attuale esecutivo duri, è ancora lontano ed in politica può succedere di tutto. Intanto Berlusconi inizia a scoprire le sue carte, delegando al fido Alfano il compito di spargere la voce del suo imminente ritorno. Fin qui tutto prevedibile. Ma in realtà Berlusconi non vuole Palazzo Chigi, che pure lo ha visto “padrone di casa” per ben quattro volte, quanto un altro, più illustre, palazzo della politica, quello sul Quirinale. E’ l’ultima scommessa dell’ex premier, approfittare del caos politico per farsi eleggere presidente della Repubblica. Altro che ministro dell’economia, altro che presidente del Consiglio, il sogno nascosto, ma poi neanche tanto, è quello di salire al Quirinale già dalla prossima legislatura. Il momento del resto è propizio: l’incertezza assoluta che regna sul dopo Monti potrebbe portare ad accordi ad oggi inimmaginabili, specialmente se Berlusconi agitasse su amici e nemici lo spettro di un nuovo partito, rinnovato nel nome e negli esponenti, giovane e magari sostenuto da gran parte della popolazione. In quel caso, solo in quel caso, pur di non ritrovarsi di nuovo con un governo Berlusconi, gli altri leader politici potrebbero valutare l’idea di lasciare al Cavaliere la presidenza della Repubblica, in cambio di un’opa di governo e Parlamento. Fantapolitica? Forse, ma mai sottovalutare un uomo che ha dimostrato di avere nella sua lunga carriera imprenditoriale e politica più di un asso nella manica.

 

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