Da Brian De Palma a Kim Ki Duk: aspettando Venezia | T-Mag | il magazine di Tecnè

Da Brian De Palma a Kim Ki Duk: aspettando Venezia

di Giampiero Francesca

Malick, De Palma, Assayas, Kim Ki Duk, Kitano e poi Redford, Demme, Spike Lee. Chi si aspettava un festival di Venezia sottotono, ancora spaesato dal cambio di rotta da Marco Müller ad Alberto Barbera, sarà rimasto piacevolmente sorpreso dall’annuncio dei film presenti nelle selezioni ufficiali della prossima mostra del cinema. Ora che il programma è stato reso pubblico si possono finalmente abbandonare le sterili polemiche per provare a capire come sarà, realmente, l’ennesima nuova vita di questa importante e storica manifestazione.
Ad un primo sguardo l’amalgama creata dal nuovo direttore della Mostra di Venzia sembra rispecchiare un’idea di festival in grado di coniugare gli aspetti più commerciali con una forte vena autoriale e cinefila. A questa seconda categoria è infatti sicuramente ascrivibile la presenza in concorso di autori come il regista filippino Brillante Mendoza, con il suo Sinapupunan, o il russo Kirill Serebrennikov, con Izmena, entrambi molto apprezzati dagli addetti ai lavori. Lo stesso spirito d’autore che da sempre caratterizza i cinema, fra loro molto differenti, di Olivier Assayas, pronto ad approdare al lido con la sua riflessione sul ’68, Takeshi Kitano e Kim Ki Duk, tornato alla regia dopo un lungo periodo di depressione. Ma, come detto, non di sola cinefilia vivrà questo festival grazie, soprattutto, alla presenza di due attesissimi autori: Brian De Palma e Terrence Malick. L’autore di Scarface e Carlito’s way tornerà a Venezia, dopo il suo ultimo passaggio nel 2007 con lo sperimentale Redacted, con Passion, remake di Crime d’Amour di Corneau, mentre il regista de La sottile linea rossa e The Tree of life cercherà, con To the wonder, di completare la tripletta dei grandi festival europei (avendo già vinto l’orso d’oro a Berlino e la palma d’oro a Cannes). Come sempre presente anche una nutrita compagine italiana, rappresentata in concorso da Francesca Comencini, Daniele Ciprì, al primo lungometraggio dopo aver sciolto il connubio artistico con Franco Maresco, e Marco Bellocchio con l’attesissima La bella addormentata, pellicola la cui storia complessa si intreccia con il caso di Eluana Englaro accompagnata, sin dai primi giorni di produzione, da un coro di polemiche. A completare la rappresentanza italiana Daniele Vicari e Carlo Mazzacurati presenteranno, in due eventi speciali, i loro Medici con l’Africa e La nave dolce, mentre Pino Quartullo il cortometraggio E la vita continua, prodotto cinematografico voluto da Girolamo Sirchia, Nicola Liguori e Tommaso Ranchino sul tema della donazione degli organi e dei trapianti.
Molti saranno comunque i nomi che arricchiranno anche il programma del Fuori concorso che potrà fregiarsi delle opere di Robert Redford, Susanne Bier, Amos Gitai, Mira Nair, che aprirà il festival con il suo The reluctant fundamentalist, Manoel de Oliveria, a Venzia con la pellicola del suo centotreesimo compleanno, Jonathan Demme e Spike Lee, con due documentari musicali, sull’italiano Enzo Avitabile e sul venticinquennale di Bad di Michael Jackson. Un mix di stili, generi, idee, cinema tanto vario da rendere quasi impossibile il compito di chi vorrebbe individuare le linee guida di questa nuova edizione. Se il marchio di fabbrica di Müller era stata la cinefilia orientale, quello di Barbera non è ancora visibile. Ma come tutte le direzioni al primo anno il tempo per mostrare la sua firma è ancora molto.

 

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