Figli dell’incertezza e del mutamento sociale: i giovani nell’era dell’accelerazione | T-Mag | il magazine di Tecnè

Figli dell’incertezza e del mutamento sociale: i giovani nell’era dell’accelerazione

di Michela Morizzo

Girando per le grandi città per nulla spopolate nel caldo agosto della crisi, si incontrano moltissimi giovani e, osservandoli, ci si domanda: come vivono questo momento di cambiamento, di stallo, di grandi punti interrogativi sul futuro del nostro paese e, come diretta conseguenza, sul loro? Quali le loro consapevolezze? In molti risponderebbero: nessuna. Figurarsi, impegnati come sono a trovare sballo in dissimulati divertimenti per fuggire dalle responsabilità. Forse. O meglio, l’impressione può essere corretta, ma, appunto, è un’impressione. I giovani anticipano i cambiamenti, li esprimono, li determinano. I giovani sono anche cittadini e, di più, rappresentano i top player delle trasformazioni sociali e culturali. Bando alle prime impressioni, quindi: analizzare le nuove generazioni senza troppi preconcetti permette una lettura migliore del nostro tempo e dei cambiamenti in atto.
L’attuale ambiente si caratterizza, infatti, dal suo essere glocal, ossia globale con ricadute sul locale, in cui i processi di cambiamento in corso riguardano non solo le istituzioni, il mondo economico e finanziario, ma anche gli atteggiamenti, le abitudini, i comportamenti e le forme di espressione della popolazione. Tutto questo, in rapida successione, scatena nella società giovanile la creazione di nuovi bisogni e nuovi valori, sia in rapporto alla sfera familiare e privata, sia con riferimento al legame che unisce il giovane cittadino al “patinato” mondo politico-istituzionale. In altre parole, i giovani stanno cambiando la nostra società e i modi di porsi nei confronti dei ruoli sociali, degli apparati istituzionali, dell’amministrazione pubblica.
Se gli adulti non cercano di stare al loro passo in questo percorso, la frattura tra le due generazioni finirà per acuirsi pesantemente. Per i “grandi”, infatti, questo momento di particolare crisi ha portato al crollo di certezze, punti di riferimento e prospettive, conducendo a una preoccupante sovrapposizione del futuro col presente. Ovvero, vivere alla giornata perché del futuro non v’è certezza. Come sostiene Bauman «oggi tutto sembra congiurare contro i vincoli permanenti, i progetti che durano una vita intera, obbligando gli attori sociali a scelte e revisioni continue in una successione di situazioni sempre diverse».
Ma in questo quadro vi è una sorpresa, che merita studio e approfondimento: i giovani, sì proprio i recalcitranti e superficiali giovani d’oggi, rivelano una grande predisposizione al mutamento e all’adattamento a nuovi scenari. Un approccio in grado di esprimere positività anche nei confronti dell’imprevedibilità di questo tempo. Una risposta in tempo reale, in cui l’assenza di futuro viene inteso come mancanza di prospettive se si continua a seguire le orme dell’oggi. Cambiando invece i tasselli e individuando nuove opportunità ecco che si può ritornare a pensare sul lungo periodo. Questo è l’aspetto innovativo delle nuove generazioni: l’incertezza che diventa risorsa e opportunità.
Forse, quindi, analizzando bene, le “agitate movenze” dei giovani d’oggi vogliono dirci: ci stiamo facendo largo per un nuovo futuro. Il linguaggio del corpo non mente. Mai.

 

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