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Quanti sono i laureati in Italia?

Ragazzi e ragazze hanno interessi diversi e aspirazioni lavorative differenti. E’ quanto emerge da alcuni dati raccolti nel rapporto Ocse Education at a Glance 2012, pubblicato martedì. Tra i quindicenni italiani, spiega chi ha condotto lo studio, il 13,1% spera e vorrebbe esercitare in futuro una professione nel campo dell’ingegneria, dell’informatica o dell’architettura.
Tra i maschi, però, tale percentuale sale al 21,4%, mentre tra le femmine è ferma al 4,9%, con una differenza pari a ben 16,5 punti percentuali, una differenza nettamente superiore alla media Ocse di 13,6.
Tale divario si riscontra quando si esaminano le lauree conseguite in questi settori: nonostante, infatti, nell’insieme dei laureati le donne siano il 59%, per le lauree in materie ingegneristiche, di produzione e costruzione questa percentuale scende al 33%.
Ma mentre i ragazzi preferiscono ingegneria, informatica e architettura, le donne, invece, sembrano avere una maggiore propensione verso il settore dell’assistenza sanitaria e sociale: il 15,3% delle ragazzine quindicenni, desidera ottenere, in futuro, un posto di lavoro in questo settore (assistenza medica, infermieristica e ostetrica), contro il 7,9% dei maschi.
I dati confermerebbero tale tendenza: il 69% dei laureati in facoltà o aree di ricerca di ambito socio-sanitario, infatti, è di sesso femminile.
Più in generale i laureati in Italia sono il 15% della popolazione, soglia che equivale alla metà della media Ocse (al 31%). Il nostro Paese, in questo senso, risulta al 35esimo posto su 41 Paesi. Nella fascia d’età 55-64 anni solo l’11% della popolazione ha una laurea in Italia, ma la quota aumenta fino a raggiungere il 21% tra i 25-34enni, soprattutto grazie all’introduzione della laurea breve. Il tasso di disoccupazione tra i laureati, infine, è cresciuto dal 5,3% al 5,6% tra il 2002 e il 2010.
Sempre nell’ambito dell’istruzione, nel rapporto si analizza anche la spesa annua per studente in Italia e la si compara con la media Ocse: i dati parlano di una spesa media italiana sostanzialmente in linea con quella Ocse (9.055 dollari a fronte di 9.249).
Tuttavia, passando dall’asilo all’università i livelli di spesa nel nostro Paese cambiano e di molto.
La spesa per studente, infatti, è al di sopra della media Ocse dall’asilo alle elementari (è una tra le più alte se riferita ai bambini di tre/quattro anni, 93 e 97% contro rispettivamente 66 e 81%).
Mentre all’università scende di parecchio sotto la media Ocse attestandosi a 9.562 euro a fronte di 13.728.
Il rapporto Ocse sottolinea anche che nel 2009 la spesa per l’istruzione in Italia è stata pari al 4,7% del Pil a fronte di una media Ocse del 5,8%. Se comparata al totale della spesa pubblica, quella per l’istruzione nel nostro Paese (9%) è la seconda più bassa. Solo il Giappone ha fatto peggio.

 

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