Usa 2012. La situazione a 50 giorni dal voto | T-Mag | il magazine di Tecnè

Usa 2012. La situazione a 50 giorni dal voto

di Antonio Caputo

Non riprendiamo ancora lo schema, sospeso da qualche settimana, sulla situazione Stato per Stato tra Obama e Romney, essendo stati, sia i sondaggi nazionali, sia, soprattutto, quelli a livello di singoli Stati, effettuati durante, o subito dopo, il periodo delle Convention, e risentendo, dunque, ancora del “doping” derivante dalle kermesse.
Fino alla vigilia dei due appuntamenti, la partita sembrava giocarsi quasi solo sull’economia; non che le cose siano cambiate granchè: in un momento di crisi (siamo nei giorni del quarto anniversario del crack di Lehman Brothers, evento che, si può ben dire, cambiò la storia del mondo), l’economia continua ad essere il tema centrale della campagna elettorale, ma, a partire dalle Convention, anche altri temi sembrano aver fatto la loro comparsa.
Proprio le Convention, infatti, hanno evidenziato i tratti privati e familiari dei due candidati, e la loro personalità; la scorsa settimana, poi, si incendiava, a causa di un film blasfemo contro Maometto, la protesta nel mondo arabo con gli assalti alle sedi diplomatiche statunitensi, culminate nell’uccisione del rappresentante di Washington in Libia. Il clima sembrerebbe essersi stemperato anche a seguito della visita libanese del Papa, il cui messaggio parrebbe esser stato apprezzato anche dagli esponenti di Hezbollah. A causa di ciò la politica estera entrava prepotentemente nella corsa alla Casa Bianca, come ben evidenziato da un articolo di Fabio Germani apparso su queste colonne nei giorni scorsi.
Non ci occuperemo, dunque, della situazione a livello di singoli Stati (torneremo a farlo a breve), ma parleremo stavolta della scomposizione del voto per gruppi sociali (sesso, età, etnia, religione, fasce di reddito) in modo da comprendere cosa ci sia dietro la conta elettorale.
La suddivisione di genere è assai importante come spartiacque tra i partiti: tendono a votare di più per i Democratici le donne, a differenza degli uomini, più Repubblicani. Non in tutte le fasce di età è così: fino alla prima parte degli anni ’60 accadeva il contrario, con le donne più repubblicane; un fattore che resiste: quelle donne (ormai anziane) continuano a preferire il partito di Romney; sono le più giovani, invece, a votare massicciamente il partito di Obama. Non solo tra le donne però, le fasce giovanili preferiscono i Democratici: è un dato generalizzato e trasversale, al sesso, all’etnia, alla fede, al reddito ed è così da decenni. Spesso, però, il primo voto nella propria vita cambia con l’età: le persone, di norma, tendono ad essere più conservatrici quando si sposano e mettono al mondo dei figli.
In base alle fasce di reddito, dobbiamo distinguere quattro categorie: i più poveri (fino a 30-40000 $ di reddito annuo) votano democratico; il ceto medio (da 30-40000 a 100.000 $ di reddito) è sostanzialmente spaccato a metà; i ricchi (da 100.000 $ in su) votano repubblicano; un dato a sorpresa però, caratterizza gli straricchi, ossia i multimilionari, i quali preferiscono i Democratici.
Etnicamente, la suddivisione del voto è tra la maggioranza bianca, che (almeno alle presidenziali) vota repubblicano (a parte i due quasi pareggi di Clinton, nel 1992 e nel 1996) a partire dal 1968 (es. quando a livello nazionale si pareggia, tra i bianchi il partito di Romney prevale di 10-12 punti percentuali), e le minoranze (afroamericani, ispanici, asiatici, nativi americani –indigeni-) tra cui prevalgono i Democratici. Non in modo omogeneo, però: tra i neri la vittoria democratica è schiacciante (a parte Ford, che superò il 15% nel 1976, per tutti gli altri Repubblicani, è “grasso che cola” ottenere un risultato a due cifre presso l’elettorato di colore; fa storia a sé Obama, il quale, anche per solidarietà etnica, sfondò nel 2008, incassando ben il 96% del voto afroamericano, un record mai visto anche per la sempre generosa, con i Democratici, comunità nera); gli ispanici, etnia in costante crescita, vedono una prevalenza democratica che era di circa 80 a 20 negli anni ’60-’70, per poi stabilizzarsi (con qualche picco in positivo o in negativo: punta massima democratica il 1996 –Clinton 73%, Dole 20%-; punta massima repubblicana il 2004 –Bush 44%, Kerry 53%-) su una proporzione di poco meno di due terzi a un terzo per il partito di Obama. Asiatici e altre etnie (indigeni, ma non solo) hanno proporzioni simili (60 – 40 per i Democratici); anche gli asiatici sono in crescita, ed in alcuni Stati del West (California in primis) ma non solo (anche New York e Illinois) rappresentano quote significative di popolazione.
La religione infine. L’America è cristiana, nella maggior parte della sua popolazione, ma non in modo omogeneo: la maggioranza relativa è cattolica (poco più di un quarto della popolazione, un dato in crescita per l’aumento degli ispanici), ma, sommando tutte le confessioni nelle quali sono divisi, i protestanti sono quasi il doppio dei fedeli della Chiesa di Roma (poco meno del 55%). Piccole, rispetto al totale nazionale, ma significative, le comunità ortodosse, ebraiche e i mormoni (all’incirca un 2% a testa). Altre religioni (musulmani, filosofie orientali) hanno un seguito un po’ inferiore al 10%; altrettanti i non credenti.
Spaccati i cattolici: gli ispanici votano democratico, gli altri cattolici repubblicano (soprattutto dagli anni ’70-’80, con la maggiore integrazione dei gruppi etnici cattolici: irlandesi, italiani, polacchi). Tra i praticanti (tranne “sacche di resistenza” ispaniche) la prevalenza repubblicana è però piuttosto netta.
Articolato il mondo protestante; del 55% appartenente alle varie confessioni protestanti, bisogna distinguere tre gruppi principali: i protestanti classici (quasi la metà), di derivazione anglosassone, tra i quali i Repubblicani prevalgono, ma di misura, e solo tra i praticanti; i protestanti afroamericani (un sesto), tra cui la prevalenza, schiacciante, è dei Democratici; infine, i protestanti fondamentalisti (quasi la metà), che votano repubblicano con una proporzione di 3 a 1 sui Democratici.
Tra i piccoli gruppi religiosi, tradizionalmente fedeli ai Democratici sono gli ebrei (concentrati nel Nordest, ma anche in Illinois, California e Florida), con la significativa eccezione dei più ortodossi, i quali sono Repubblicani in proporzione di 2 a 1; la più gran parte degli ebrei è però secolarizzata e vota democratico quasi all’80%. Tradizionalmente Repubblicani sono i mormoni (concentrati soprattutto nel West montano -Montagne Rocciose-) all’incirca in proporzione di 3 a 1 sui Democratici.
Fedeli di altre religioni (musulmani, di cui afroamericani e arabi sono gli esponenti più numerosi; filosofie orientali, etc.) e atei, infine, votano massicciamente democratico (in misura del 70% circa).

 

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