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Spot elettorali/21

di Fabio Germani

Si potrebbe dire, con un pizzico di malizia, che il migliore alleato di Obama nella sfida con Romney sia Romney stesso. Certo, molto sta dipendendo anche dal video fatto girare lunedì, a insaputa del candidato repubblicano, in cui afferma durante una cena di raccolta fondi per la campagna elettorale che tra i sostenitori di Obama si anniderebbe quel 47% di americani che “fanno le vittime”, “non pagano le tasse” e che dipendono dagli aiuti del governo. L’indomani l’editoriale di David Brooks sul New York Times non è valso un endorsement a favore di Obama, ma poco ci è mancato talmente sono state inequivocabili le critiche rivolte a Romney, definito per l’occasione un incompetente: “Ha dimostrato ancora una volta di non conoscere l’America e la sua cultura politica”. C’è da rammentare, tuttavia, che qualcosa di analogo accadde anche a Barack Obama nel 2008, ai tempi delle primarie democratiche, quando una blogger dell’Huffington Post, origliò il futuro inquilino della Casa Bianca “giustificare” i rancori di alcuni cittadini dei piccoli centri in Pennsylvania senza lavoro e dimenticati dalle due precedenti amministrazioni, ovviamente riportando parola per parola quanto sostenuto dall’allora sfidante di Hillary Clinton. Ma le gaffe di Romney sono più numerose e a volte è una questione di tempistica. Come quando, pochi giorni fa, ha attaccato la politica estera dell’attuale amministrazione per la morte dell’ambasciatore in Libia Chris Stevens e le proteste scoppiate in Egitto e Yemen per il film ritenuto blasfemo. Anche in questo caso, ci ha pensato il quarto potere: Washington Post e Los Angeles Times hanno subito stigmatizzato la rapidità con cui Romney ha approfittato del momento per prendersela con il presidente quando sarebbe stato auspicabile un atteggiamento più solidale, data la gravità della situazione.
Obama, ospite al programma di David Letterman sulla Cbs, ha risposto a Romney: “Se vuoi diventare presidente degli Stati Uniti dovrai lavorare per ogni americano e non soltanto per alcuni. Non credo che fuori di qui ci siano tante persone che si sentono delle vittime”. L’ex governatore del Massachusetts, da par suo, ha affidato Usa Today la propria difesa: “Sin dalla sua fondazione, l’America ha promosso la responsabilità personale, la dignità del lavoro e la libertà d’impresa: questi sono i valori grazie ai quali la nostra nazione è diventata la più grande sulla terra e la nostra economia la più invidiata al mondo. Io darò opportunità di crescita, non assistenzialismo statalista”.
Come era prevedibile lo staff di Obama non si è lasciato scappare la ghiotta opportunità.

Un’ulteriore buona notizia per Obama era giunta alla fine di agosto quando si è saputo del superamento ai danni di Romney nella raccolta fondi per la campagna elettorale. Fino a quel momento, infatti, lo sfidante aveva potuto vantare un ampio vantaggio.

 

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