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La crisi del mercato dell’auto: le cifre

di Mirko Spadoni

Non la faremo troppo lunga, le cose stanno così: la Fiat ha deciso che il progetto Fabbrica Italia, con i suoi 20 miliardi di investimenti al 2014, non è più valido. Tanto è bastato per allarmare i sindacati e insinuare il dubbio che il Belpaese non rientrasse più nei piani futuri della dirigenza torinese.
Ma a fugare ogni dubbio ha provveduto l’ad di Fiat, Sergio Marchionne, che in un’intervista rilasciata a La Repubblica ha spiegato: “Non ho parlato di esuberi, non ho proposto chiusure di stabilimenti, non ho mai detto che voglio andar via”. Il piano Fabbrica Italia è stato accantonato “per effetto della crisi”, ha puntualizzato Marchionne. Insomma, i progetti dell’azienda torinese erano altri, però sono subentrate diverse difficoltà e tutto è cambiato. Il mercato “reggeva”, ma ad un certo punto “è crollato”.
La Fiat resta in Italia. Almeno ascoltando le parole di Marchionne, che il ministro Fornero non ha esitato a definire “interessanti”. Ad essere meno convinti sono i sindacati, con la Cgil decisa a chiedere una maggiore “chiarezza” da parte del Lingotto. Nel frattempo è intervenuto il governo, decidendo di convocare per sabato a Palazzo Chigi la dirigenza torinese. La Fiat, che ora deve spiegare i propri progetti all’esecutivo, dal 1977 ha ricevuto dallo Stato, secondo una stima comunicata in questi giorni dalla Cgia di Mestre, ben 7,6 miliardi di euro. Dal computo, ed è bene sottolinearlo, la Cgia di Mestre non ha tenuto conto degli ammortizzatori sociali impiegati in questo periodo né degli ultimi contratti approvati dal CIPE nel biennio 2010-2011.
La vicenda, l’abbiamo fatta breve, è questa e da qui vorremo partire per fare un’analisi della situazione attuale del mercato delle auto. Che il momento non sia dei migliori è evidente, con i consumi che crollano vendere non è facile per nessuno. Tantomeno per il settore automobilistico europeo che, da undici mesi consecutivi, chiude in negativo.
I dati dell’Acea (l’Associazione dei costruttori), diffusi solo qualche giorno fa, lo confermano: ad agosto il calo nei 27 Paesi Ue più quelli Efta (Norvegia, Svizzera, Islanda e Liechtenstein) è stato dell’8,5% a 722.483 unità, mentre a luglio le vendite sono scese del 7,5% a 972.860 unità. In Italia, ha rilevato il Lingotto, “le vetture immatricolate nel mese di agosto sono circa 56.400, il 20,2% in meno rispetto ad agosto 2011”. Percentuali negative anche in Germania (-4,7%) e Francia (11,4%). In crescita, invece, il mercato in Spagna (+3,4%), mentre è rimasto stabile nel Regno Unito (+0,1%).
Dall’inizio del 2012, invece, le immatricolazioni nell’Unione europea sono diminuite del 7,1%, con cali in tutti i grandi paesi europei, come Italia (-19,9%), Germania (-0,6%), Francia (-13,4%) e Spagna (-8,5%).
Il minor numero di immatricolazioni si riflette, inevitabilmente, nelle vendite delle singole case automobilistiche. Nei primi otto mesi del 2012, le vendite del gruppo Fiat sono diminuite del 16,6%, con una quota di mercato pari al 6,5% (da 7,3% dello scorso anno), posizionandosi al quinto posto nella regione.
Stabili le vendite della Volkswagen (+0,5%), gruppo leader del mercato europeo con una quota al 25% (da 23,2% di un anno prima). Crollano, invece, Renault (-16,1%), Gm (-11,7%) e Ford (-12%).
Vendite in calo anche per Bmw (-2,6%), Daimler (-1,7%) e Toyota (-0,3%). In crescita, invece, Kia (+23,4%), Hyundai (+10,6%) e Jaguar Land Rover (+37%).
Ma guardando altrove, ad esempio oltreoceano, il mercato dell’automobile sembra in leggera ripresa. Ad agosto, tutte e tre le case automobilistiche di Detroit hanno registrato un aumento delle vendite rispetto al mese di luglio. Ford Motor (+13%) con 197.249 veicoli venduti, General Motors (+10%) con 240.520 unità e Chrysler (+14%) con 148.472 automobili. Secondo le stime degli esperti di JP Morgan, il mercato dell’auto registrerà una crescita annua di 14,5 milioni di veicoli
“La crisi dell’auto non è una crisi mondiale, ma riguarda soltanto la zona Euro”, sostiene il Centro Studi Promotor GL events che evidenzia come “il calo del 6,6% registrato negli otto mesi sia la risultante di una crescita del 2,5% nei paesi non Euro e di un calo del 9,6% nell’area Euro”.

 

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