Perché Hollywood ce l’ha tanto con i grandi classici greci? | T-Mag | il magazine di Tecnè

Perché Hollywood ce l’ha tanto con i grandi classici greci?

C’è aria di “nuovi” film, in America: uno spin-off di Star Wars dopo il recente acquisto dei diritti da parte della Disney (chissà, magari riciclando Topolino come Luke Skywalker), forse un reboot di Ben Hur, e l’Odissea di Omero. L’Odissea? Bellissima iniziativa, se non fosse per l’annuncio che il film sarà uno sci-fi, un film di fantascienza che vedrà probabilmente un novello Ulisse aggirarsi per lo spazio invece che per mari, incontrando chissà quali robottoni e alieni. Il film ha già uno sceneggiatore e due produttori, è quindi quasi certa la notizia che lo vedremo sul grande schermo.
E’ da un po’ che Hollywood ha la tendenza a rivisitare i grandi classici, specialmente quelli inerenti alla mitologia greca, e a riportarli in chiave moderna o stravolgendone completamente la storia. Un’impresa azzardata, considerando il fatto che o queste pellicole diventano veri e propri cult-movie oppure finiscono per diventare ridicole prese in giro che faranno certamente rigirare nella tomba i grandi della letteratura classica.
Sono lontani i tempi dell’Ulisse con Kirk Douglas e Silvana Mangano: adesso Hollywood non punta più sulla qualità, ma sulla quantità, intesa come budget a disposizione per creare un kolossal, in maniera tale da puntare su molti spettatori ma perdendo così ‘per strada’ l’anima propria dell’opera.
Un esempio? Prendete “Scontro tra titani”: tutta azione e poca sostanza. Ed è difficile immaginare il motivo per cui venga stravolta una storia che già di suo è un’avventura ricca di battaglie e avventure. Nonostante sia un remake di un omonimo film del 1981, la produzione non ha potuto fare a meno di modificare buona parte della storia. Il motivo è ignoto.
In più, giusto per essere certi di un altro milioncino incassato, si è ben pensato di fare anche un sequel che, neanche a dirlo, non ha fatto altro che peggiorare la situazione.
Un ulteriore esempio è “Immortals”, film del 2011 diretto da Tarsem Singh Dhandwar: stavolta a pagarne le conseguenze è il mito di Teseo, il quale risulta una brutta copia da b-movie del solito “Scontro tra titani”. Unica differenza i vestiti ultra dorati e la mortalità (?!) dei giovanissimi dei della pellicola.
E che dire di Percy Jackson, il semidio nato da Poseidone e una mortale? Sarà anche tratto da una saga di libri, ma il film risulta a dir poco imbarazzante, spostando tutto l’Olimpo a New York mentre la bocca dell’Ade è sotto la famosa scritta di Hollywood, stravolgendo pressoché tutti i miti.
Ultimo, ma non meno importante, è il kolossal che ha dato in qualche modo il via a questo filone storpia-mitologia: Troy. La pellicola ha riscosso un grande successo nel 2004, anno della sua uscita nelle sale e nonostante la completa mancanza di dei, che nell’Iliade ricoprivano un importantissimo ruolo, il film, almeno, risultò ben fatto.
E nel futuro, oltre ai robottoni spaziali contro Ulisse, ci aspetta nuovamente un film su Teseo e il Minotauro, nella speranza che almeno stavolta i produttori si convincano ad aprire un libro sulla mitologia e leggere bene di cosa l’avventura tratti effettivamente.
Intanto i produttori del neo-Ulisse sperano già che questa “innovativa” idea per reinterpretare l’Odissea possa fruttare loro un monumentale franchise.
Cara Hollywood, qualità, non quantità.

 

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