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Il “vincitore” che non ha vinto

C’è un vincitore che ha perso, un vincitore che in verità non ha vinto e un leader che può cantare vittoria. A chiudere il cerchio, infine, uno sconfitto certificato. Il quadro è più o meno questo e ruota attorno ad un concetto chiaro: ingovernabilità. Sovvertendo i pronostici della vigilia, il dato più importante della tornata elettorale del 24 e 25 febbraio è che il centrosinistra non è riuscito a sfondare. Niente smacchiatina al giaguaro, per dirla con il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. “Chi vince alla Camera, farà le prime proposte al capo dello Stato”, è stato tuttavia il commento di Enrico Letta. Dello stesso avviso, nella notte, sarà anche il leader di Sel, Nichi Vendola: “Tocca al centrosinistra a questo punto fare una proposta di governo. Noi di Sel siamo contro ipotesi di governissimo. Abbiamo bisogno invece di restituire alla politica programmi ed egemonie che si contrastano. Il Parlamento serve perché ci si possa conoscere e parlare. Valuteremo Movimento 5 Stelle sui fatti”. L’ultima conferma in questo senso è stata quella di Bersani: “Centrosinistra ha vinto alla Camera ed è avanti al Senato. Gestiremo responsabilità che le elezioni ci hanno dato nell’interesse dell’Italia”.
Silvio Berlusconi è stato abile a dettare l’agenda durante la campagna elettorale (ma soprattutto a “delegittimare” l’operato del governo tecnico di Mario Monti dopo averlo sostenuto in collaborazione forzata con il Pd), riuscendo così a recuperare consensi a colpi di slogan ad effetto. Non abbastanza, però, per aggiudicarsi un reale sorpasso. “Quello che va configurandosi – ha sostenuto Angelino Alfano in conferenza stampa – è un risultato positivo, direi straordinario. Ho sentito Berlusconi per ringraziarlo a nome del Pdl per un risultato straordinario che si deve alla sua tenacia e alla sua grinta”.
Sul carro dei vincitori salgono certamente i grillini, i quali “peseranno” in entrambi i rami del Parlamento (il Movimento 5 Stelle è primo partito alla Camera). “È stata un’avventura fatta di amore – ha quindi commentato in diretta sul suo blog, Beppe Grillo –, abbiamo risvegliato sguardi che erano spenti. Siamo primo partito con 110 parlamentari. Abbiamo raggiunto un risultato eccezionale. Siamo il primo partito in assoluto e questo in solo tre anni e qualche mese. Saremo 110 dentro e qualche milione fuori. Un risultato raggiunto senza soldi, senza aver chiesto rimborsi e ora addirittura ci toccherebbero 100 milioni”.
Il voto – la “protesta” c’è stata e si è sentita – dimostra tra le altre cose una evidente avversità alle politiche di austerità dell’Europa, sostenute strenuamente dal governo Monti (anche in questo senso sono da collocare le dichiarazioni del professore secondo il quale “Scelta Civica si è incarnata in una proposta che diviene realtà politica presente alla Camera e al Senato, diviene da domani struttura destinata a durare e, ne siamo certi, a interpretare sempre di più e meglio i desideri degli italiani che vogliono un’Italia saldamente ancorata all’Europa”). Per molti, infatti, è stato un voto “contro”. Il Parlamento è bloccato e Grillo – che potrebbe essere, in teoria, l’ago della bilancia – ha già garantito ai propri sostenitori che non ci saranno “inciuci”. La possibilità che si torni presto alle urne è qualcosa più che un semplice miraggio. Nei prossimi giorni resterà solo da capire tempi e modalità.

 

1 Commento per “Il “vincitore” che non ha vinto”

  1. […] lo abbiamo scritto immediatamente su queste pagine, è il concetto chiave che emerge l’indomani del voto del 24 e 25 febbraio. Al Senato una […]

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