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Oltre 15 mila le imprese fallite per ritardi nei pagamenti

vittorio_grilli_3Nel pomeriggio di mercoledì i ministri del governo Monti si sarebbero dovuti riunire in Consiglio per discutere un decreto legge mediante il quale poter sbloccare 40 miliardi di euro in due anni, una prima tranche da 20 miliardi nel 2013, la seconda nel 2014. Tanti soldi, che però sono necessari per pagare parte dei debiti accumulati dalla pubblica amministrazione (enti locali, Stato, regioni, aziende sanitarie locali) nel corso degli anni. Tuttavia, il Consiglio dei ministri è stato rinviato ai “prossimi giorni” e questo perché, spiega una nota di Palazzo Chigi, “il Ministro dell’Economia e Finanze Vittorio Grilli, in accordo con il Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, anche a seguito delle articolate risoluzioni approvate ieri da Camera e Senato, ha fatto presente al presidente del Consiglio l’opportunità di proseguire gli approfondimenti necessari per definire il testo del decreto sui pagamenti dei debiti commerciali della PA”.
Il governo cerca quindi di riappianare parte dei debiti contratti dagli enti locali e questo è chiaro. Il problema, semmai, è rappresentato da come pensa di riuscirci.
Secondo quanto aveva già anticipato il Sole 24 Ore, l’esecutivo starebbe pensando di concedere dei prestiti di lunga durata (30 anni) agli enti che ne faranno richiesta, i quali dovranno poi rispettare nei cinque anni successivi vincoli molto stretti, sia per quanto riguarda la spesa corrente, sia per gli investimenti. Secondo i calcoli del governo, la copertura finanziaria dell’intero pacchetto potrà essere ottenuta mediante emissioni di titoli di Stato, fino a un massimo di 25 miliardi per ciascuno degli anni 2013 e 2014 con una “clausola” amara per i ministeri, che saranno chiamati a coprire con nuovi tagli lineari i maggiori interessi del debito pubblico. Una volta ottenuti i soldi e pagati i debiti, gli enti locali e le Regioni dovranno poi restituire il tutto allo Stato. Di tempo a disposizione ne avrebbero tanto, ben 30 anni, ma nonostante ciò le Regioni in maggiore difficoltà economica, preoccupate di non riuscire a rispettare i futuri impegni, hanno chiesto al governo di aumentare nuovamente l’addizionale Irpef. Soluzione, quest’ultima, al momento ancora non presa in considerazione dall’esecutivo. L’aumento dell’addizionale regionale di 1,1 punti percentuali è previsto dal decreto legislativo numero 68 del 2011 a partire dal 2014, mentre l’incremento dello 0,5%, fissato per quest’anno, è già stato applicato dal governo Monti.
Il piano dell’esecutivo dovrebbe prevedere quindi di sbloccare fondi per 40 miliardi di euro. Ma quanti sono, realmente, i debiti della pubblica amministrazione nei confronti delle imprese? Secondo una stima diffusa nell’ottobre scorso dall’Eurostat, nel 2011 lo Stato italiano doveva alle aziende circa 67 miliardi di euro solo relativamente alla spesa corrente (cioè escludendo le spese per gli investimenti). Secondo una rilevazione di Bankitalia, invece, alla fine del 2011 il totale dei debiti della PA sarebbe stato pari a circa 90 miliardi, cioè il 5,8% del PIL. L’indagine di via Nazionale si basa però su un campione molto ristretto poiché esclude diverse imprese, tra cui quelle con meno di 20 dipendenti.
Per scoprire cosa ha intenzione di fare l’esecutivo per risolvere la questione sarà necessario aspettare ancora qualche altro giorno. Nel frattempo, sempre la CGIA di Mestre avverte che sono oltre 15 mila le imprese italiane che dall’inizio della crisi economica alla fine del 2012 sono fallite a causa dei ritardi dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione, causando una perdita di oltre 60.000 posti di lavoro. E’ quindi necessario trovare una soluzione, un provvedimento risolutivo che però, sostiene il segretario Giuseppe Bortolussi, “deve essere accompagnato dall’impegno dei destinatari di questi pagamenti a saldare in tempi rapidissimi gli arretrati accumulati nei confronti dei propri subappaltatori/subfornitori. Solo così tutto il sistema produttivo potrà beneficiare di questa nuova ondata di liquidità”.

 

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