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Un malessere non solo economico

di Matteo Buttaroni

crisi_personeIl prodotto interno lordo italiano, secondo le stime del Fondo monetario internazionale, nel 2013 calerà dello 0,4% rispetto a quanto previsto precedentamente. Al contrario, le stime per il 2014 rimangono al momento invariate. Dopo il calo del 2012, quando il Pil subì una contrazione del 2,4%, quello dell’anno corrente sarà dell’1,5% mentre per vedere una leggera crescita bisognerà apsettare il 2014, quando l’economia italiana lieviterà di un leggero 0,5%.
Per quanto riguarda il mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione continuerà la sua crescita portandosi nel 2013 al 12% e aumenterà nel 2014 al 12,4%, contro il 10,6% riscontrato nel 2012. Sicuramente, come rileva anche l’Fmi, sulla crisi economica del nostro Paese peserebbero anche le forti incertezze politiche “dunque – spiega il Fondo monetario – i rischi sulla ripresa sono legati soprattutto agli sviluppi nell’area euro, escluse le incertezze per le ricadute dagli eventi a Cipro e la politica in Italia”.
Facendo un confronto con le altre grandi economie europee emerge che nel 2013 solo la Spagna raggiungerà risultati peggiori dell’Italia: il Pil calerà dell’1,6% per crescere successivamente, nel 2014, dello 0,7%. Il tasso di disoccupazione spagnolo invece salirà al 27% nel 2013 per calare poi al 26,5% nel 2014.
Per quanto riguarda la Francia: nel 2013 il Prodotto interno lordo d’oltralpe scenderà dello 0,1% e la disoccupazione raggiungerà l’11,2%. Nel 2014 il Pil salirà invece dello 0,9% e la disoccupazione salirà all’11,6%.
Veniamo ora alla Germania che si mostra in controtendenza: l’economia crescerà dello 0,6% e il tasso di disoccupazione si attesterà al 5,7%. Nel 2014 entrambi il valori confermeranno il trend positivo crescendo, per quanto riguarda il Pil, dell’1,5% e calando, per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, al 5,6%.
I dati rilevati dunque, soprattutto quelli di Italia e Spagna, sono esempi del fatto che la crisi economica è ancora ben radicata e alcuni degli effetti di questo stato di salute dell’economia globale sono gli stati di salute dei cittadini: più malattie mentali ed infettive e più suicidi.
“Le misure – spiega Martin McKee della London School of Hygiene – non hanno risolto i problemi economici e hanno creato grandi problemi sanitari, non è solo la disoccupazione a peggiorare la salute, ma anche la mancanza di un sistema di welfare. Le persone hanno bisogno di sperare che i governi li aiuteranno nel momento del bisogno”.
Il tasso dei suicidi nei 15 paesi che facevano parte dell’Ue prima dal 2008 in poi ha ricominciato a salire, e ora è del 20% più alto rispetto al minimo toccato nel 2007. L’italia è lo specchio di questo fenomeno: si è passato da da 2828 suicidi nel 2008 a 3028 nel 2010. Sempre in Italia nove milioni di persone stanno rinunciando a curarsi per mancanza di risorse. Sarebbe aumentato anche l’utilizzo di farmaci antidepressivi: da 8,18 dosi giornaliere per mille abitanti nel 2000 si è passati a 35,72 nel 2010.

 

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