Confcommercio, ancora poche le donne sul ‘ponte di comando’ | T-Mag | il magazine di Tecnè

Confcommercio, ancora poche le donne sul ‘ponte di comando’

La scarsa presenza femminile negli organi di governo delle Camere di commercio rappresenta un’anomalia non più sostenibile, soprattutto alla luce del contributo sempre più dinamico e vitale che le donne danno allo sviluppo economico e produttivo dei nostri territori. E’ la conclusione che viene spontaneo trarre leggendo la ricerca del Censis-Terziario Donna Confcommercio “Donne sul ponte di comando”, presentata in occasione del convegno “Donne e Governance, un’impresa possibile” svoltosi a Roma presso la sede nazionale di Confcommercio. Entrando nel dettaglio dello studio, si scopre che a maggio 2013, nei consigli delle Camere di commercio siedono solo 280 donne, il 10,2% del totale dei consiglieri. Di queste, solo 54 hanno avuto accesso al ruolo di membro di giunta (6,5% del totale) e tra i 103 presidenti non vi è alcuna donna. L’11,7% delle Camere di commercio, inoltre, ha un consiglio composto di soli uomini, mentre la maggioranza – il 50,5% – ha una quota risibile di donne, compresa tra l’1% e il 10%. Proprio per sanare questa situazione, la riforma del sistema camerale del 2010 il legislatore ha introdotto negli statuti norme che mirano ad assicurare condizioni di parità tra uomini e donne. Ma a tre anni di distanza la normativa non è ancora pienamente effettiva: solo in 17 Camere di commercio sono stati rinnovati gli organi secondo la nuova disciplina ed in 5 sono attualmente in corso le procedure. In ogni caso, dove la norma è stata applicata l’impatto è stato importante. Nelle “nuove camere” oltre a non esservi alcun caso di consiglio composto da soli uomini, più della metà (52,9%) vede una presenza femminile superiore al 25%. In generale, si può considerare che la nuova legge ha portato ad un incremento di circa 16,3 punti percentuali della presenza femminile nei consigli, passata dal 7,5% dei “vecchi” al 23,8% dei nuovi. Resta però che la normativa non riesce ad incidere su uno nodi più ostici nella promozione di una vera e propria parità di opportunità di genere: l’accesso ai ruoli di vertice veri e propri. Non solo tra i presidenti delle nuove giunte non vi è alcuna donna, ma anche la capacità di arrivare in giunta resta fortemente ostacolata: se nelle vecchie giunte, il 5,4% dei membri era donna, nelle nuove non si registrano miglioramenti rilevanti visto che la percentuale sale “solo” al 12,8%. Ovviamente la situazione è molto diversa a livello territoriale: in generale mentre al Nord Ovest la presenza delle donne nei consigli delle camere di commercio si colloca mediamente al 13,1%, per scendere all’11,7% al Centro e al 10,4% al Nord Est, al Sud, dove pure l’imprenditoria femminile mostra elementi di vitalità estremamente accentuati, si attesta su un misero 6,8%. E ancora più ampio è il divario se si osserva la capacità delle donne di accedere a ruoli di vertice: se al Centro e al Nord oscilla intorno al 7,1%, al Nord Est al 7,9% e al Nord Ovest all’8,4%, al Sud su 100 membri di giunta solo 3 sono donne. Tra gli altri dati che emergono dalla ricerca, il livello di istruzione elevato (il 40,2% sono laureate) delle donne che arrivano a risiedere nei consigli camerali e l’età abbastanza avanzata (il 30,5% ha più di 55 anni). Le donne che accedono ai ruoli camerali sanno di non avere nulla da invidiare ai loro colleghi e di avere tante frecce al proprio arco; ma sono consapevoli al tempo stesso di avere poca confidenza con quei meccanismi che tanto peso hanno nel determinare l’accesso ai veri e propri ruoli di comando. Tra queste, solo il 28,7% valuta molto positivamente le novità introdotte dalla riforma delle Camere di commercio, mentre il 33,7% le giudica sostanzialmente un palliativo. E’ per questo che dalle rappresentanti femminili che risiedono ai vertici delle istituzioni camerali si leva un coro di voci che chiede un impegno e un lavoro profondo perché a tutti i livelli delle strutture di rappresentanza e delle istituzioni si adottino meccanismi “di reclutamento” che mettano al centro, più che il rispetto di quote o indici, il merito e le competenze.
E’ quanto si legge in un comunicato stampa della Confcommercio.

 

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