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Il Sogno nel Rinascimento a Palazzo Pitti

di Stefano Di Rienzo

raffaello_sogno_del_cavaliereAttualmente presso la sede di Palazzo Pitti a Firenze all’interno della Galleria Palatina si sta svolgendo una mostra dal titolo “Il Sogno nel Rinascimento” (dal 20 Maggio 2013 al 15 Settembre 2013).
La mostra offrirà al visitatore la possibilità di addentrarsi per la prima volta in un argomento cosi coinvolgente e affascinante come è il tema del sogno, cercando di metterne in luce la ricchezza e varietà. Il tema del sogno offre e assume infatti un rilievo particolare nella mitologia antica e nella cultura del Rinascimento, come dimostra il suo diffondersi nelle arti figurative ed in particolar modo in opere di soggetto religioso o legate alla riscoperta dei miti antichi.
Profetico o premonitore, illustrato da episodi celebri dell’Antico Testamento (i sogni del Faraone spiegati da Giuseppe Ebreo, il sogno di Giacobbe) o dall’agiografia visionaria (sogni di Costantino, di S. Francesco, di S. Orsola), il sogno si offre anzitutto come manifestazione e rivelazione di un altro mondo. Esso manifesta in senso profano le possibilità introduttive e speculative offerte dall’animo umano, trasfigura il vissuto quotidiano e rivela la sua dimensione erotica, occupando un ruolo prezioso nella teoria e pratica dell’arte.
L’esposizione è articolata in varie sezioni cominciando da quelle che definiscono e precisano il contesto nel quale il sogno si manifesta: la notte, il sonno.
“La Notte” che inaugura il percorso espositivo vi sarà rappresentata con tutta la sua complessa simbologia ed in particolare attraverso alcune delle tante derivazioni plastiche e pittoriche tratte dalla Notte che Michelangelo scolpì nella Sagrestia Nuova per il monumento funebre in memoria di Giuliano De Medici.
La sezione successiva intitolata “La Vacanza dell’Anima” metterà in primo luogo in risalto le opere legate al sonno, ne presenterà altre inerenti ai miti della classicità come il Fregio della Villa Medicea di Poggio a Caiano di Bertoldo, ma anche opere letterarie come la celebre Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna, in cui il sogno svolge un ruolo fondamentale. Vengono affiancati dipinti e incisioni di soggetto mitologico e allegorico, alcuni per la prima volta esposti a Firenze come “Il Sogno del Cavaliere” (1503-1504) di Raffaello della National Gallery di Londra e il dipinto con “Venere e Amore addormentati e spiati da un satiro” (1524-25) del Correggio proveniente dal Museo del Louvre.
La terza sezione “Sogni Enigmatici e Visioni da Incubo” presenterà opere dal carattere oniricamente visionario e fantastico come quella della celebre incisione di Giorgio Ghisi denominata “Il Sogno di Raffaello” (1561) o gli incubi tradotti in pittura con rappresentazioni come “Le Tentazioni di Sant’Antonio” di Jan Mandijn o i “Santi Eremiti” di Hieronymus Bosch del Palazzo Ducale a Venezia.
Di importanza fondamentale è la quarta sezione intitolata “La Vita come Sogno” che trae origine dall’eccezionale fortuna iconografica di un disegno di Michelangelo “Il Sogno o la Vanità dei Desideri Umani” come dimostra il gran numero di riprese e copie che sono state eseguite, fra le quali quelle di Giulio Clovio, Francesco Brina, Battista Franco.
La penultima sezione dal titolo “Un Principe Sognatore” è dedicata alla figura di Francesco De Medici ed al suo particolare e fecondo rapporto con il sogno di cui sono pervenute varie testimonianze, spesso impregnate di fantastica teatralità (come “L’Allegoria dei Sogni” del Naldini che si trova nello studiolo), simbolicamente rivelatrici di quanto e come il Sogno fosse al centro del dibattito culturale della fine del Rinascimento. In questo ambito sono presentati disegni, documenti, dipinti tra i quali “Il Ritratto di Bianca Cappello” di Alessandro Allori con al verso l’iconografia del celebre “Sogno” di Michelangelo, e sempre dell’Allori la rara “Spalliera di Letto” dai motivi onirici conservata nel Museo Nazionale del Bargello.
La mostra si conclude con un richiamo all’Aurora considerata nel Rinascimento come lo spazio, tempo dei sogni veri (rappresentata da un dipinto di Battista Dossi) per aprirsi, infine, al Risveglio (con “Il Risveglio di Venere” di Dosso Dossi, Bologna, collezione Unicredit Banca) come espressione della ciclicità paradigmatica e complementare del tempo.

 

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