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Il ciclo economico internazionale

ciclo_economico_internazionaleLa situazione economica del Paese è chiara: l’Italia è al secondo anno di recessione e il tasso di disoccupazione si attesta al 12,1% ed è, secondo le previsioni, destinato ad aumentare ancora. Il problema è tuttavia globale: nel 2012 l’economia internazionale ha continuato a rallentare (3,2 per cento l’incremento del prodotto mondiale rispetto al 4% del 2011). Le economie avanzate, infatti, hanno registrato un tasso medio di crescita del prodotto interno lordo pari all’1,2 per cento, mentre quelli emergenti hanno evidenziato un incremento del 5,1%. “La seconda metà del 2012 – spiega l’Istat nel Rapporto annuale 2013 – è stata caratterizzata da una tendenza positiva dei mercati azionari dovuta in buona parte alla lenta stabilizzazione di alcuni dei più rilevanti fattori di freno che avevano caratterizzato il semestre precedente: la crisi del debito sovrano in Europa e il rallentamento dell’economia cinese. Nell’area dell’euro, dopo quattro cali congiunturali consecutivi, il Pil reale ha registrato anche nel quarto trimestre una flessione molto accentuata (-0,6 per cento), che potrebbe, tuttavia, aver corrisposto al punto di minimo del ciclo economico, segnando l’inizio della fase di recupero. Nello stesso trimestre negli Stati Uniti e in Giappone l’attività economica è risultata stagnante. Pur con un profilo in rallentamento e con performance eterogenee, le economie emergenti hanno continuato a registrare, nell’insieme, ritmi di espansione sostenuti anche in chiusura d’anno”.
Il moderato miglioramento avviato nella seconda parte del 2012 si è riflesso nell’andamento del commercio internazionale. Tuttavia, “la perdurante incertezza circa la sostenibilità dell’Unione monetaria ha continuato a pesare sulla ripresa dell’economia europea lo scorso anno. Nel complesso, gli investimenti privati, in contrasto con le altre economie avanzate, sono diminuiti del 4,1 per cento; i consumi privati si sono ridotti dell’1,3 per cento a causa del progressivo peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro e degli effetti recessivi del processo di consolidamento fiscale. La caduta della domanda da parte dei paesi europei, unita al minor dinamismo delle economie emergenti, ha penalizzato le esportazioni, che hanno segnato un sensibile rallentamento della crescita (2,7 per cento, dal 6,3 dell’anno precedente). Le difficili condizioni della domanda interna hanno determinato una diminuzione delle importazioni (-0,9 per cento) con un conseguente contributo positivo alla crescita del Pil della domanda estera netta”.
E altrove? “Per i principali paesi emergenti – spiega ancora l’Istat – gli sviluppi dell’attività economica hanno seguito ritmi eterogenei. La crescita in Asia ha decelerato a causa della domanda mondiale stagnante e del soft landing dell’economia cinese. Quest’ultima, dopo aver evidenziato dall’inizio del 2010 un rallentamento della crescita, nell’ultima parte del 2012 ha nuovamente mostrato una leggera accelerazione. Tra le altre economie dell’area asiatica, alcune (Corea e Taiwan) sembrano aver superato i rispettivi punti di minimo, altre (Malesia, Singapore) hanno mantenuto una dinamica più vivace grazie anche a politiche fiscali espansive a supporto di investimenti e consumi. In altri mercati emergenti l’attività economica è stata sostenuta dal processo di ricostruzione successivo al verificarsi di disastri naturali (come in Tailandia). In India, invece, la crescita si è indebolita più di quanto atteso, soprattutto nella prima parte dell’anno, in concomitanza con l’apprezzamento della rupia. In forte decelerazione, infine, si è mostrata l’economia brasiliana che, nonostante un buon dinamismo dei consumi privati, è stata penalizzata da una forte contrazione degli investimenti. Le prospettive di medio termine dell’economia mondiale continuano ad essere soggette a numerosi fattori di rischio. In primo luogo, il livello del debito privato nei principali paesi industrializzati continua a essere molto elevato, sebbene il processo di deleveraging sia proseguito nel corso dell’anno. Inoltre, in molte economie emergenti le prospettive di crescita di breve e medio termine si basano sugli effetti di politiche di stimolo fiscale e monetario che non potranno essere protratte indefinitamente a causa dell’accumularsi di elevati livelli del debito pubblico. Infine, le condizioni negative del mercato del lavoro, in buona parte dei paesi industrializzati, dovrebbero continuare a gravare, almeno per il 2013, sulle prospettive di sviluppo dell’economia internazionale”.

 

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