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In calo il costo dei conti correnti

conticorrentiI costi dei conti correnti sono ancora troppo elevati. Questo è quanto emerge dalla lettura dell’indagine condotta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che segnala la possibilità di ottenere risparmi fino a 180 euro.
L’entità di risparmio ottenibile, passando da un conto all’altro, dimostra infatti che ci sono ancora spazi per ridurre i costi dei conti correnti, il cui costo medio ad oggi – secondo un’indagine condotta da Abi, che contrasta in parte con quanto sostenuto dall’Antitrust – si attesta attorno ai 100 euro.
Insomma i conti correnti sono troppo cari e, come se non bastasse, i consumatori non hanno la possibilità di ridurre le spese che devono affrontatre, perché non sono in possesso “delle informazioni necessarie che vanno invece rese disponibili da parte delle banche, anche introducendo vincoli normativi e regolatori”.
Dall’indagine, che si basa sull’analisi dell’Isc (l’Indicatore sintetico di costo annuo del conto corrente voluto da Bankitalia), è stata avviata nel marzo del 2011 per verificare l’evoluzione dei costi dei conti correnti rispetto al 2007, anno della precedente indagine in materia.
Ebbene, ecco ciò che emerge dalla ricerca: i prezzi registrano un calo solo per talune tipologie di correntista e per determinati periodi. Il campione dell’indagine – è bene sottolinearlo – è costituito da 52 banche e oltre 14.500 sportelli, con una rappresentatività pari al 44% in termini di sportelli.
“I costi – sottolinea chi ha condotto la ricerca – sono stati misurati su sei diversi profili di correntista attraverso l’indice sintetico di costo, strumento informativo che rende agevole e immediato per i consumatori effettuare la comparazione del prezzo per la tenuta di conti correnti differenti”.
Tra tutte le categorie esaminate, solo i più giovani godono – relativamente ai conti allo sportello – di una sostanziale riduzione dei prezzi mediani (-19%), mentre una discesa meno rilevante si è registrata per le famiglie e i pensionati con operatività minore, rispettivamente del -2,8% e del -3,6%. Per le restanti tipologie di consumatori infatti le variazione rispetto al 2007 sono inferiori all’1%.
I costi invece aumentano, soprattutto nelle banche di maggiori dimensioni, dove ad oggi si concentra il 70% dei conti correnti. “I prezzi di tenuta e movimentazione di un c/c – sottolinea l’Antitrust – sono compresi, a seconda del suo utilizzo (quindi in funzione del profilo di correntista) tra un minimo di 53 ad un massimo di 111 euro”.
Se l’intenzione del cliente, il cui grado di fidelizzazione resta ancora “molto elevato” e la cui tendenza a rinegoziare le condizioni anche all’interno della stessa banca “è bassa”, è quella di risparmiare qualcosa, “l’indagine conferma la convenienza (-30%) dei conti online rispetto a quelli tradizionali in termini assoluti con punte che superano il 40% per i giovani, e le famiglie e i pensionati con operatività bancaria maggiore”.
Nonostante queste differenziazioni il grado di fidelizzazione della clientela resta molto elevato ed è bassa la tendenza a rinegoziare le condizioni anche all’interno della stessa banca.
L’Antitrust sottolinea come sia necessario “intensificare le dinamiche competitive virtuose”. Lo scopo? Finalizzare la riduzione dei prezzi e all’aumento del benessere dei consumatori. Come? Muovendosi lungo tre direttrici: la prima – “migliorare il grado di trasparenza delle informazioni”. L’indagine, condotta dall’Antitrust, propone così di “utilizzare gli sportelli bancomat dove il cliente deve potere trovare le migliore offerte proposte dalla sua banca”. “La stessa informazione – sottolinea però l’Antitrust – dovrebbe essere trovata presso gli sportelli bancomat delle banche concorrenti con l’obiettivo di rendere semplice e rapida la ricerca delle migliori condizioni”. Infine, “le banche dovrebbero inoltre essere obbligate a comunicare alla propria clientela, almeno annualmente e con adeguata evidenza grafica, i nuovi conti disponibili informandola dell’esistenza di offerte a condizioni migliori”.
La seconda direttrice prevede invece la rottura del “legame esistente tra conto corrente ed altri servizi bancari”. In particolare, secondo l’Autorità, “occorre garantire l’eliminazione di tutti i vincoli, contrattuali o di fatto, non necessari tra conto corrente e altri servizi, quali mutuo, risparmio amministrato e polizze assicurative. Sui fogli informativi e sulle comunicazioni periodiche le banche dovranno chiarire che per avere i servizi bancari accessori non occorre avere obbligatoriamente il conto corrente presso la banca”.
Infine, l’Antitrust chiede di “ridurre i tempi di chiusura del conto corrente”, riducendola ad un lasso di tempo inferiore ai 15 giorni dalla richiesta del cliente.

 

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