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L’innovazione secondo le microimprese

innovazioneUn terzo delle micro imprese italiane, tra il 2009 ed il 2011, ha introdotto almeno un’innovazione finalizzata alle proprie attività mentre poco meno della metà delle micro imprese reputa internet non necessario. E’ circa un terzo delle imprese ad usare il web e un quarto a ricorrere al commercio elettronico. E’ il risultato dei dati emersi dal Censimento Generale dell’Industria e dei servizi dell’Istat.
Più precisamente almeno un’innovazione è stata introdotta dal 32,3% delle micro imprese. I settori più innovativi sono quelli dell’industria (42,5%), del commercio (32,3%), dei servizi (30,9%) e delle costruzioni (25,6%). L’innovazione organizzativa è la forma prevalente di innovazione adottata dalle micro imprese (16,7%). Seguono le innovazioni nelle strategie di marketing e le innovazioni di prodotto (15%). Meno frequenti risultano, infine, le innovazioni di processo (11,4%).
A livello settoriale la forma di innovazione prevalente può variare anche sensibilmente. In particolare, ad esempio, ha investito in nuovi prodotti un’impresa su tre nelle assicurazioni, il 66,5% nell’industria informatica e la metà delle imprese attive nella ricerca scientifica e sviluppo nonché nell’elettronica, farmaceutica e chimica. Le innovazioni organizzative sono invece più diffuse nei servizi (assistenza sociale, attività culturali, consulenza aziendale), nella fornitura di acqua ed energia e nella gestione dei rifiuti. A livello regionale, innova oltre una micro impresa su tre del Nord (ad eccezione della Valle D’Aosta), con un primato della Provincia di Trento che registra un tasso del 40,7%. Tra le altre aree più attive nel campo dell’innovazione si segnalano il Veneto (37,8%), il Piemonte (36,2%) e il Friuli Venezia Giulia (36%). Delle regioni centro-meridionali, salvo la Toscana, le micro imprese innovatrici sono presenti in quote inferiori al valore medio nazionale.
Per quanto riguarda internet invece risulta che il 77% delle imprese tra i tre e i nove addetti dispone di una connessione.
In generale, il 42,2% delle micro imprese reputa Internet non necessario o inutile per l’attività che svolge. Sembrerebbe che le potenzialità del web non siano riconosciute appieno da questa classe dimensionale. Le micro imprese utilizzano internet soprattutto per accedere ai servizi bancari e finanziari (62,8%), ottenere informazioni (42,1%) o svolgere procedure amministrative interamente per via elettronica (26,9%).
Un terzo delle micro imprese utilizza un sito web o pagine internet. L’utilità principale del sito è offrire una vetrina virtuale per scopi pubblicitari e di marketing dei prodotti e servizi (24,6%). Poche imprese danno ai visitatori la possibilità di agire sul sito effettuando ordinazioni o prenotazioni (8,2%), pagamenti on line (5,1%) o personalizzazioni dei contenuti del sito (2,1%).
L’11,6% delle micro imprese è presente sul web utilizzando almeno un social media tra i più diffusi (social network, blog aziendali, o wiki). Sono soprattutto le imprese attività nella ricerca, selezione e fornitura di personale ad utilizzare questi strumenti (47%), seguite da quelle che svolgono attività di programmazione e trasmissione (42,1%) e dalle agenzie di viaggio (41,8%). Le principali motivazioni per le quali le micro imprese utilizzano social media sono relative al miglioramento dell’immagine aziendale (34,1%), alla collaborazione con altre imprese od organizzazioni (29,4%), all’interazione con la clientela (15,9%). La propensione all’utilizzo di strumenti “social” è maggiore tra le micro imprese attive nei mercati internazionali (16%). Il commercio elettronico viene effettuato dal 25,1% delle imprese ma l’opportunità di vendere on line è sfruttata soltanto dal 5,1% delle micro imprese, mentre il 23,4% acquista sul web.

(fonte: Istat)

 

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