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Nel 2013 il numero più basso di omicidi in 150 anni

omicidiSecondo alcuni dati commentati da Repubblica, relativi ad uno studio del sociologo Marzio Barbagli, gli omicidi in Italia possono confermare la tendenza alla diminuzione riscontrata negli ultimi anni.
Dopo una serie di anni in cui l’Italia ha detenuto quasi il primato d’Europa nel numero dei morti uccisi, nel 2012 il numero si è attestato a 528. Si tratta del dato più basso degli ultimi 150 anni.
Stando ai dati, il numero dei morti uccisi deve il suo calo alla diminuzione degli omicidi da parte di immigrati e da parte della criminalità organizzata. “Nell’ultimo trentennio del Novecento – spiega il sociologo che sta conducendo lo studio – il numero degli omicidi consumati e tentati è cresciuto, raggiungendo il picco nel 1991 ( con 1.773 omicidi consumati e 1.959 tentati). Da allora però ha preso a diminuire”. Un calo sostanziale si è rilevato già nel 2011 con 553 consumati e 1401 tentati.
Come già detto lo scorso anno gli omicidi consumati sono stati 528 mentre i tentati omicidi sono stati 1.327. Un fenomeno che, visti i risultati dei primi nove mesi, potrebbe diminuire ulteriormente: tra gennaio e settembre sono stati registrati 353 omicidi riusciti e 939 tentativi. Barbagli stima che l’anno in corso si concluderà con 480 uccisioni e 1.207 tentativi.
Va inoltre ricordato che per oltre cinque secoli il nostro Paese ha registrato tassi di omicidi molto più elevati che in altri Paesi europei. Ad oggi invece l’Italia vanta un tasso di omicidi più basso rispetto a quello di Belgio, Regno Unito, Danimarca, Francia e vicino a quello di Svezia e Germania.
La causa si trova quindi soprattutto nel calo di omicidi da parte di immigrati: tra il 1988 ed il 2008 il numero di stranieri sul totale delle persone denunciate per aver commesso un omicidio è aumentata continuamente, passando dal 6 al 36%. Una percentuale che oggi si attesta però al 23%.
Per spiegare le dinamiche del cambiamento è opportuno tornare al 1930 quando, per esempio, il Regno Unito aveva un tasso di omicidi cinque volte più basso rispetto all’Italia (0,5 e 2,6), mentre nel 2001 gli stessi valori erano di 0,7 e 1,0. In questo lasso di tempo, spiega un’indagine del Ministero dell’Interno, è possibile individuare dei precisi cicli: nel 1930 Francia, Svezia, Danimarca, Irlanda e Paesi Bassi erano i Paesi più tranquilli al contrario dell’Italia, dell’Austria, della Grecia e del Portogallo. Dal 1950 al 1970 ci fu una tendenza alla crescita nei Paesi dove in precedenza erano stati rilevati tassi più bassi e, viceversa, una diminuzione negli altri. Un nuovo orientamento caratterizzò invece gli anni Ottanta, quando nella maggioranza dei Paesi ci fu una crescita, ad eccezione della situazione di stabilità di Germania, Finlandia e Irlanda. L’Italia all’inizio degli anni Novanta si ritrova nella posizione anomala occupata per molto tempo e nel 1991 registra un nuovo picco nel tasso di omicidi che appare quattro volte superiore a quello del Regno Unito. Successivamente, si instaura un nuovo ciclo di contrazione degli omicidi, che porta l’Italia ad allinearsi ancora una volta ad altri Paesi caratterizzati da tassi più stabili e contenuti. Nella seconda metà degli anni Novanta il cambiamento radicale: da qui in poi infatti il tasso è mano a mano sceso fino ai giorni nostri.

 

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