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Le imprese che hanno chiuso i battenti

imprese_chiuseFare impresa in Italia non è semplice, anzi. Al di là delle difficoltà del momento, dovute alla congiuntura economica (il +0,1% del Pil nell’ultimo trimestre del 2013 è un risultato troppo modesto per poter sorridere), molti altri sono i fattori che contribuiscono a rendere problematica la vita di un’azienda. “Il nostro Paese – osserva l’Eurispes nel 26esimo Rapporto Italia – si colloca al 42° posto per competitività, lontano da Germania, Stati Uniti e Regno Unito; il costo del lavoro è di 27 euro/ora contro i 35 della Svizzera e i 34 della Francia; il costo del credito alle imprese relativo al tasso medio annuo di interesse è di 4,4% contro la Svizzera, il Regno Unito e la Germania con il 2,9% e la Francia con il 2,2%”. Come se non bastasse, l’Italia si colloca al 142esimo posto per complessità della regolamentazione, mentre è al 116esimo posto per tempo medio all’adempimento delle procedure fiscali. Appare così inevitabile quanto certificato dai dati raccolti dal Cerved e consultati dall’agenzia di stampa Ansa: l’anno appena trascorso (il 2013, per l’appunto) è stato uno degli anni più duri della crisi economica. “Fallimenti, procedure non fallimentari e liquidazioni volontarie hanno – osserva l’Ansa – superato tutti i record negativi” e complessivamente si contano 111mila chiusure aziendali (+7,3% su base annua).
Nell’intero 2013, si è registrato un incremento notevole dei concordati preventivi (+103% rispetto all’anno precedente), record negativi anche per i fallimenti (oltre quota 14mila: +12% rispetto al precedente massimo, toccato nel 2012). “Il fenomeno – sottolinea chi ha condotto la ricerca – è in forte aumento in tutti i settori e in tutte le aree del Paese, riguardando anche segmenti in cui nel 2012 si erano manifestati timidi segnali di miglioramento come l’industria (fallimenti in calo del 4,5% nel 2012 rispetto al 2011 mentre ora sono in aumento del 12,9%) e il Nord Est (da -3,6% di ‘crack’ tra 2011 e 2012 a una crescita del 19,7%)”. Sono invece circa 3mila le procedure concorsuali non fallimentari: il 53,8% in più rispetto al 2012, “il massimo da oltre un decennio”. “All’origine di questo boom vi è sicuramente l’introduzione del ‘concordato in bianco’ – afferma l’amministratore delegato del Cerved, Gianandrea De Bernardis – che ha trovato ampio utilizzo” presso le aziende italiane. Il concordato in bianco “consente alle imprese di bloccare le azioni esecutive dei creditori in attesa di preparare un piano di risanamento, ha visto nell’intero 2013 più di 4.400 domande”. Nel corso del 2013, 94mila aziende hanno chiuso la propria attività attraverso le liquidazioni volontarie (+5,6% rispetto al 2012), con un incremento del 7% tra le ‘vere’ società di capitale, “cioè – spiega il Cerved – quelle che hanno depositato almeno un bilancio valido nel triennio precedente alla liquidazione”. Territorialmente, i fallimenti mostrano “una forte accelerazione” in Emilia Romagna (+25%) e in Trentino Alto Adige (+21%) in Veneto (+16%) e in Friuli (+14%). Crescono “a ritmi sostenuti” anche i fallimenti nelle regioni del Centro (+13%) e del Sud (+10%). Nello specifico, i maggiori aumenti si registrano in Toscana (+18%) e nel Lazio (+13%) e nel Mezzogiorno in Sicilia (+27%). “Nel Nord Ovest i fallimenti superano quota 4mila (+8% rispetto al 2012): pesa soprattutto l’aumento della Lombardia (+12%), mentre in Piemonte si registra un incremento molto più modesto (+2%)”. Diminuiscono invece i fallimenti in Liguria (-8%). Un piccolo inciso: stando ai dati di Unioncamere e Movimprese, il numero delle aziende nate nel 2013 (384.483) è leggermente – sottolineiamo: leggermente – più alto rispetto a quello registrato al termine dell’anno precedente di circa 600 unità. “Al flusso sostanzialmente stabile delle iscrizioni di nuove imprese, ha corrisposto – osserva Unioncamere – un aumento del numero di quelle che hanno cessato l’attività, passate dalle 364.972 del 2012 alle 371.802 dell’anno scorso”. Il saldo, tra le imprese nate e quelle costrette a chiudere i battenti, resta quindi positivo: +12.681 unità, il valore “più modesto” dal 2004 ad oggi.

 

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