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La ripresa passa per le imprese in rosa

di Fabio Germani

imprese_femminiliLa buona notizia, se così vogliamo definirla, arriva dall’America. Tra il 1997 e il 2014, infatti, il numero di imprese femminili negli Stati Uniti è aumentato del 68%. La cattiva notizia, se così vogliamo definirla, è che l’impatto sull’economia non è poi così elevato e in circa dieci anni non è cambiato di molto. Questo accade perché spesso sono, addirittura nell’88% dei casi, ditte individuali. Le motivazioni che spingono molte donne a mettersi in proprio dipendono da due fattori soprattutto: da un lato riuscire a coniugare al meglio vita professionale e vita familiare, dall’altro crearsi delle possibilità occupazionali altrimenti a rischio. Negli Stati Uniti, per farla breve, non va diversamente che da noi. La maggior parte delle donne guadagnano meno degli uomini per lo stesso lavoro, e poi c’è da considerare la discriminante razziale – ancora presente in talune realtà d’oltreoceano – per cui la differenza di retribuzione è più marcata tra le donne di colore.

La situazione in Italia
Tentare un percorso simile è comunque un’esperienza che negli ultimi anni ha accomunato tante lavoratrici, ad ogni latitudine. Di recente Unioncamere ha presentato un’indagine in occasione dell’iniziativa Giro d’Italia delle donne cha fanno impresa. Dallo studio emerge che le imprenditrici di norma hanno meno di 40 anni (sono il 60% mentre gli uomini il 55) e hanno un livello di istruzione mediamente più elevato (il 20,8% ha in tasca una laurea, contro il 16,1% dei colleghi imprenditori maschi, il 46,1% almeno un diploma, mentre gli uomini si fermano al 44,7). Inoltre mostrano un’esperienza lavorativa più qualificata: il 18,5% ha alle spalle un’esperienza da impiegata o quadro, contro il 14,3% degli uomini. Anche tra gli studenti la quota di donne (6,5%) è superiore a quella dei maschi (4,9). Sotto il profilo professionale, invece, il trend si inverte. Il 6,9% delle donne è già stata imprenditrice o lavoratore autonomo (15,2% tra gli uomini) e solo il 3,5% ha svolto una libera professione (5% gli uomini).

Qualche numero
Come negli Stati Uniti, però, l’86,7% delle imprese al femminile nascono nella forma individuale. Quanto alle attività, il 28,7% opera nel commercio al dettaglio e in quello all’ingrosso con la distribuzione più elevata in Campania, Lombardia, Sicilia. Solo a Roma si contano 100.744 imprese gestite da donne, pari cioè al 7% della base produttiva nazionale. Il settore trainato dalle donne, udite udite, è l’agricoltura. Dal 2010 sono nate 35 mila nuove imprese femminili, di cui il 12% under 30 (dati Censis), così ripartite: fattorie didattiche (33,6%), agriturismi (32,3%), attività ludiche e sociali (31,1%) e produzione di energia verde (16,3%). Ma il punto è che i ricavi di queste imprese sono più alti rispetto a quelli dei colleghi uomini: in media 28.500 euro contro 24.800 euro.

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