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Le occasioni mancate dell’Italia

occasioni_mancateIl richiamo europeo all’Italia sulla mancanza di strategia e sulla capacità, per contraltare, di “perdere” i fondi strutturali (così come riferito nelle ultime ore da Repubblica), stavolta per 40 miliardi di euro, riportano alla luce una vecchia questione che molto spiega del ritardo accumulato dal nostro Paese negli anni. Nella giornata di mercoledì, il premier Matteo Renzi, ammettendo tale lacuna, ha garantito un cambio di rotta. Mentre il sottosegretario Graziano Delrio ha assicurato di essere in questo senso vicini all’intesa.
L’Italia perde così delle grosse occasioni per incentivare sviluppo e innovazione. “Analizzando le statistiche sul tasso di realizzazione del Programma di spesa dei fondi strutturali nel periodo 2007-2013 (dati aggiornati all’aprile 2014) – fa sapere a tale proposito l’Eurispes – si delinea un quadro a tinte fosche per l’Italia, che si distingue per la sua, tutt’altro che lusinghiera, incapacità nello spendere i fondi comunitari. Emerge infatti un ritardo cronico nei confronti degli altri paesi membri, che vantano tassi di esecuzione decisamente più elevati del nostro. Ad esempio, il tasso di attuazione dei programmi operativi finanziati dal FESR si attesta poco al di sopra del 45%, un valore ben al di sotto della media Ue (60,81%), e del paese che ha registrato la performance più lusinghiera, la Lituania (80,1%). Soltanto due paesi sono riusciti a fare peggio di noi: la Croazia, il 22%, semplicemente perché, essendo stata ammessa nell’Ue soltanto nel 2013, non ha avuto il tempo materiale di spendere tali risorse, tra l’altro piuttosto esigue; la Romania, fanalino di coda con il 37%”.

L’obiettivo Convergenza
Percentuali analoghe, informa ancora l’istituto di ricerca, si riscontrano anche relativamente al tasso di realizzazione dei programmi legati all’obiettivo Convergenza, “il che suggerisce che il dato sul FESR sia pesantemente influenzato dall’incapacità di spesa nell’ambito dell’obiettivo Convergenza”.
“Anche in questo caso – osserva ancora l’Eurispes –, provvede la solita Romania, a salvare seppur parzialmente l’onore dell’Italia, mentre il primo della classe è un altro paese baltico, l’Estonia (78,3%). Il tasso di realizzazione è leggermente più lusinghiero per quanto riguarda i programmi finanziati dal FSE, con il 58,66% di spesa delle risorse impegnate, e un 16° posto su 26. Per l’ennesima volta, il più elevato tasso di realizzazione spetta a un paese baltico, stavolta la Lettonia, che registra lo sbalorditivo tasso di realizzazione del 95%, ben superiore al 63,5% che rappresenta la media Ue. Altrettanto mediocre, ma non disastrosa, la performance legata alla realizzazione dell’obiettivo Competitività, che registra la spesa del 59,1% dei fondi impegnati dall’Ue, leggermente al di sotto della media (62,57), e in 13° posizione su 19 Stati: una graduatoria guidata dalla Grecia, con l’85,8% delle attività realizzate in termini di fondi comunitari spesi”.

Quanto costa l’inefficienza
Cosa può succedere? L’Eurispes risponde così: “Questa inefficienza di spese può rivelarsi tutt’altro che indolore, per quanto riguarda l’Italia, perché una volta trascorso il 31 dicembre 2015, l’Unione non sarà più vincolata a erogare i fondi che aveva impegnato per il periodo di bilancio 2007-2013. Dei 27,92 miliardi di euro stanziati dalla Ue nel settennato 2007-2013, la spesa certificata operata dall’Italia e dai suoi Enti locali (tramite i PON e i POR, rispettivamente) ammonta a 13,53 miliardi di €, il che significa che ben 14,39 miliardi di euro, devono essere spesi entro la data limite, pena il disimpegno automatico di tali risorse. Questo significa che ad oggi è stato speso meno della metà, delle risorse disponibili”.
“Di conseguenza – aggiunge l’Eurispes –, per via di carenze di tipo organizzativo (mancata esecuzione dei progetti), inefficienze burocratiche, incapacità di presentare progetti valutati come appropriati, l’Italia vedrà evaporare cospicui stanziamenti finanziari che le spettavano di diritto e che sarebbero vitali in questo periodo di contrazione dell’attività economica. Basti pensare che l’ammontare a cui l’Italia si vedrebbe costretta a rinunciare equivale a oltre l’1% del Pil registrato dal Paese nel 2013 (1.362,5 miliardi di euro)”.

Un’Italia a due velocità
La maggior parte dei soldi non spesi, e quindi a rischio disimpegno, dovrebbero finanziare l’obiettivo Convergenza, ovvero le regioni economicamente disagiate: infatti, allo stato attuale, sono proprio le regioni del Mezzogiorno a mostrare una più modesta capacità di spesa, che si esprime in un tasso di realizzazione estremamente ridotto (45,37%), mentre le altre regioni, nel loro complesso, registrano un tasso di attuazione del programma del 59,08%. “Le regioni del Sud Italia, per via della loro scarsa capacità di spesa – conclude l’Eurispes –, si vedrebbero costrette a rinunciare a risorse pecuniarie che sarebbero vitali per dare impulso al loro sviluppo economico. Inoltre, tale scenario produrrebbe l’effetto perverso di esacerbare le disparità economiche tra un Nord sviluppato e un Sud strutturalmente in affanno, anziché produrre quell’allineamento che rappresenta la ragion d’essere della politica regionale di coesione”.

 

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