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Gli effetti della crisi sul lavoro

La ricerca Tecnè per Tgcom24: negli anni della crisi si è ridotto il numero delle persone occupate a tempo pieno, mentre sono aumentati gli occupati a tempo parziale

posto di lavoroLa crisi economica ha trascinato con sé gravi ripercussioni sociali, soprattutto in termini occupazionali. Dall’inizio della crisi, infatti, in Italia si sono persi oltre un milione di posti di lavoro. Ma la crisi non ha provocato soltanto l’aumento del tasso di disoccupazione, bensì ha evidenziato un calo delle ore lavorate – indicatore che a sua volta mostra un cambiamento nella tipologia di impiego dei lavoratori, con inevitabili conseguenze su salari e potere d’acquisto.
Nell’indagine che Tecnè ha svolto per Tgcom24 sulle dinamiche del mercato del lavoro negli anni della crisi, si osserva come, dal 2008 ad oggi, le ore lavorate abbiano subìto una contrazione pari al 9,4%. In cifre: -4,3 miliardi di ore lavorate. Ciò è avvenuto principalmente nel settore delle costruzioni – tra i comparti più colpiti dalla congiuntura economica – con una flessione del 27,5%. A seguire nell’industria (-11,2%), nell’agricoltura (-9,4%) e infine nei servizi (-3,1%). Non deve perciò stupire, a tale proposito, la riduzione delle persone occupate a tempo pieno che nel periodo considerato sono diminuite di 1.690 mila unità a fronte dell’aumento degli occupati a tempo parziale, cresciuti di 675 mila unità.
In definitiva, la percentuale di quanti nel 2008 lavoravano meno di 26 ore settimanali, è così passata dal 17,3% al 20,7% del 2014. Chi risultava impiegato tra le 26 e le 39 ore è passato in termini percentuali dal 23,6% del 2008 al 25,4% di oggi. Di segno opposto, quindi, la percentuale di chi lavorava oltre le 39 ore: si è passati dal 59,1% del 2008 al 53,9% del 2014 (-5,2%).
Riuscirà il Jobs Act, recentemente approvato, a rendere più sicuro e stabile il mercato del lavoro? In pochi sembrano pensarla in questo modo. Secondo il sondaggio che Tecnè ha effettuato per Tgcom24, l’83% degli intervistati teme che il mercato del lavoro sarà caratterizzato da un maggiore tasso di precarietà. Il 15%, invece, sostiene che sarà caratterizzato da una maggiore flessibilità (senza opinione il 2% degli intervistati).
Inoltre, viene rilevato, il 54% degli italiani ritiene che la riforma del mercato del lavoro – che prevede “tutele crescenti” per i neoassunti – avrà come effetto nelle imprese una sostituzione dei lavoratori più tutelati con quelli meno tutelati. Il 41%, al contrario, considera la misura utile a favorire le assunzioni, in particolare tra i giovani; non si esprime il 5%.

Sfoglia la ricerca Tecnè-Tgcom24 in pdf

 

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