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Crisi e lavoro, i giovani in Italia

giovani_lavoroIn alcuni passaggi del suo discorso di insediamento il nuovo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso più di un pensiero alle famiglie in difficoltà e ai giovani preoccupati per il proprio futuro a causa della crisi economica. Ha ricordato, il capo dello Stato, “il lavoro che manca per tanti giovani, specialmente nel Mezzogiorno, la perdita di occupazione, l’esclusione, le difficoltà che si incontrano nel garantire diritti e servizi sociali fondamentali”.
Mattarella ha poi aggiunto: “Esistono nel nostro Paese energie che attendono soltanto di trovare modo di esprimersi compiutamente. Penso ai giovani che coltivano i propri talenti e che vorrebbero vedere riconosciuto il merito”.
Le parole del presidente della Repubblica giungono a pochi giorni dalla diffusione del rapporto Ocse Education at a Glance. Stando all’indagine, infatti, mentre in molte parti d’Europa conseguire una laurea equivale poi a trovare un lavoro, in Italia non sempre ciò corrisponde alla realtà dei fatti. Circa il 16% dei ragazzi che decidono di proseguire negli studi e ottenere la laurea, resta così disoccupato.
Inoltre, più in generale, lo stipendio dei giovani under 30 al primo impiego si attesta mediamente a 848 euro (l’indagine, in questo caso, è di DataGiovani). Il “peso” della retribuzione dipende da diversi fattori, può oscillare tra gli 800 e i mille euro, a seconda del livello di studio, il settore in cui si è impiegati e le qualifiche professionali o le mansioni occupate. Anche la ripartizione geografica conta: in media si passa dagli 888 euro mensili al Nord fino agli 801 del Sud, passando per gli 845 euro al Centro.
Un problema da non trascurare, infine, è la quota di Neet (acronimo che sta per Not in Education, Employment or Training) che interessa il nostro paese. In verità si tratta di un problema “europeo”, ma che riguarda l’Italia molto da vicino. I Neet sono i giovani nella fascia di età 15-29 anni che non studiano né lavorano. Per l’Istat sono oltre due milioni e hanno un costo sia in termini sociali che economici. Per due ragioni, soprattutto: da un lato la spesa pubblica provocata dall’inattività e dall’altro lato dalle entrate che non avvengono a causa della mancata partecipazione al mercato del lavoro di questa fascia di popolazione.
Secondo uno studio dell’Eurofound (Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro), nel 2012 i Neet europei erano 14,6 milioni, per una perdita di 162 miliardi di euro. L’Italia è il paese più “colpito”, con una perdita di 35,2 miliardi di euro (2,6 miliardi in più rispetto al 2011), davanti a Francia (23,2 miliardi), Regno Unito (18,7 miliardi) e Spagna (17,3 miliardi).
Il programma europeo Garanzia Giovani, un’opportunità per contrastare il fenomeno dei Neet, non ha fin qui assicurato una tangibile inversione di rotta. Introdotto in Italia a maggio 2014, la risposta dei giovani sembra però parziale come osserva l’Eurispes nel Rapporto Italia 2015. All’inizio di novembre 2014 avevano aderito al programma (tramite registrazione al sito) in 283.317, ovvero – come fa notare l’Eurispes – il 16,3% dei Neet.

(articolo pubblicato il 3 febbraio 2015 su Tgcom24)

 

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