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Start up innovative: un modo nuovo di fare impresa

di Mirko Spadoni

Start UPNella sua relazione al presidente del Consiglio, il Garante delle Micro Piccole e Medie imprese si dice sicuro che le circa 3.400 start up italiane stanno avendo un impatto positivo sulla crescita del Paese. Queste – insieme alle aziende che si internazionalizzano, ad esempio – hanno contribuito al rinnovamento del sistema produttivo italiano e continueranno a farlo se adeguatamente sostenute.
Ma, innanzitutto, cosa intendiamo per start-up innovativa? Un’impresa per essere considerata tale deve (necessariamente) rispondere a dei requisiti definiti dal decreto Crescita 2.0. Pertanto deve essere costituita da meno di quattro anni, con sede in Italia e un fatturato inferiore ai 5 milioni di euro. Devono, inoltre, rispettare i requisiti di non distribuzione degli utili e di sviluppo e commercializzazione di prodotti e servizi ad alto valore tecnologico. Infine, deve destinare almeno il 15% del fatturato complessivo ad attività di ricerca e sviluppo.
Altrimenti ha altre due possibilità: una riguarda la composizione della forza lavoro (un terzo del personale deve essere costituito da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori, oppure due terzi dei soci o collaboratori devo essere in possesso di una laurea magistrale), l’altra la titolarità di un brevetto.
Nel nostro Paese, secondo l’ultimo censimento del ministero dello Sviluppo economico (Mise), le start up innovative sono così 3.397. Nel 2016, prevede il Garante delle Micro Piccole e Medie imprese, potrebbero arrivare a superare quota 7.200. Con possibili effetti positivi sul fronte occupazionale.
Nel corso degli ultimi anni della crisi economica, la perdita della maggior parte dei posti di lavoro in quasi tutti i Paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione economia e sociale (Ocse) è riconducibile al ridimensionamento delle imprese mature. Nell’ultimo decennio, le aziende più giovani e dinamiche (tra le quali possiamo includere le start up) hanno creato circa la metà del totale nuovi posti di lavoro creati nel settore privato. Nel loro piccolo le 989 start up italiane con dipendenti occupano 2.607 persone (in media 2,6 dipendenti ciascuna).
Il valore della produzione media delle start up innovative, calcolato sui bilanci relativi al 2013 di circa 1.700 imprese, è pari a 128 mila euro (la metà ha prodotto per meno di 27 mila euro). Emerge così che per ogni euro di produzione le start up hanno generato in media 13 centesimi di valore aggiunto (20 centesimi quello delle società di capitali). Se invece si considerano soltanto quelle in utile, il valore aggiunto cresce sensibilmente: 32 centesimi per le start up contro 22 per le società di capitali.
Tuttavia il 57,9% delle start up hanno bilanci ancora in perdita. Un risultato forse inevitabile, probabilmente da considerarsi fisiologico, per quelle imprese – come le start up innovative, per l’appunto – che puntano nei primi anni di attività sulla ricerca e l’innovazione e contemporaneamente devono fare i conti con i debiti contratti.
Essere una start up innovativa ha comunque i suoi vantaggi. Oltre ad essere esonerate dall’imposta di bollo e diritti di segreteria all’avvio dell’attività d’impresa, quest’ultime usufruiscono anche di un accesso semplificato al fondo di Garanzia per le Piccole e medie imprese (Pmi), stanziato dal Mise e che garantisce l’80% del prestito concesso da un istituto di credito. Da gennaio a novembre 2014 sono stati così erogati prestiti per 97,6 milioni di euro, che hanno attivato 124,2 milioni di investimenti. La quota di finanziamento medio concesso alle start up innovative è di 407 mila euro: una somma di gran lunga più consistente rispetto a quello medio delle Pmi (133 mila euro).

(articolo pubblicato il 9 marzo 2015 su Tgcom24)

 

1 Commento per “Start up innovative: un modo nuovo di fare impresa”

  1. Quello delle start-up è sicuramente un terreno ancora fertile in Italia e offre interessanti margini di sviluppo. Il problema più grande, purtroppo, è legato alla quasi totale assenza di finanziamenti. L’accesso al credito è ancora ingessato e le banche centellinano finanziamenti. Richiedono garanzie. Un buon business plan può sicuramente aiutare lo startupper a trovare i capitali necessari. Ma bisogna esporre correttamente la propria idea imprenditoriale, presentare in maniera efficace le opportunità e i rischi legati al business, pianificare una attenta strategia di marketing. In assenza di tutto ciò, l’idea imprenditoriale, ancorché tecnicamente valida, non potrà mai essere realizzata.
    http://www.lavoroimpresa.com/finanziamenti_agevolazioni/art/886_finanziamenti_agevolazioni_imprese_start-

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