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La ripresa nell’Eurozona a più velocità

Ma si osservano i primi effetti del quantitative easing, l'istituto di Francoforte confida in un'inversione di tendenza e mira alla crescita

eurozonaLe misure della Bce, con particolare riferimento al quantitative easing, stanno già producendo i primi effetti: deprezzamento dell’euro (ai minimi da 12 anni), calo dello spread ai valori più bassi dal 2010. Quanto basta, insomma, per sperare in un’inversione di rotta, molto più che Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, è convinto che l’istituto di Francoforte “è in grado di stabilizzare le attese di inflazione”.
La Bce, quindi, ha rivisto al rialzo le stime di crescita per il prossimo biennio in virtù di diversi fattori, dall’impatto positivo del calo del petrolio alla politica monetaria espansiva che, con l’acquisto di titoli di Stato, assicura liquidità all’Eurozona.
Proprio perché la crescita è l’obiettivo principale, i dati sulla produzione industriale dell’Ue risultano particolarmente interessanti. L’indice della produzione industriale, infatti, viene osservato anche per comprendere meglio l’andamento dell’economia nel suo complesso.
Nell’Ue28 si conferma il dato di fine 2014 (+0,4) mentre la crescita su base annua è dell’1,5%. Rispetto al mese di gennaio 2014 la produzione industriale cresce dell’1,2%, ma rallenta (-0,1%) nelle prime settimane del 2015 al confronto con dicembre. A conferma, dunque, di un trend non ancora consolidato.
Il caso italiano è emblematico con il calo a gennaio dello 0,7% su dicembre (-2,2% su base annua, invece), certificato dall’Istat nei giorni scorsi. Il nostro paese, alla fine del 2014, è risultato essere l’unico fermo al palo tra quelli Ocse, in un periodo, tuttavia, in cui l’economia globale è parsa in frenata. Il dato positivo giunge però dall’export.
Nell’intero anno 2014 – rende noto l’Istat –, la crescita dell’export nazionale (+2%) è diffusa a tutte le aree territoriali, a eccezione dell’Italia insulare (-13,8%). L’Italia nord-orientale registra la crescita più ampia (+3,5%), seguita dalle ripartizioni centrale (+3%), nord-occidentale (+2,2%) e meridionale (+1,1%).
Un dato importante e positivo, quest’ultimo, che potrebbe migliorare grazie al QE (e il conseguente deprezzamento dell’euro), favorendo così gli ordini e rilanciando l’industria, considerata in questo primo scorcio d’anno il volano per la risalita dopo la crescita del fatturato, seppur lieve, rilevata alla fine del 2014.

(articolo pubblicato il 12 marzo su TGCOM24)

 

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