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L’incidenza del lavoro irregolare

di Fabio Germani

posto di lavoroIl lavoro irregolare in Italia vale tra i 25 e i 35 miliardi di euro (coinvolgendo tra i 3 e i 3,8 milioni di occupati) a fronte di un peso complessivo dell’economia non-osservata di 250-290 miliardi in un anno, comprensiva cioè dell’economia sommersa e informale e delle attività illegali.
Quella del lavoro irregolare è una piaga che in Italia ha registrato un incremento anche per via della crisi economica e delle difficoltà occupazionali che hanno incentivato in alcuni casi il lavoro non ufficiale, tuttavia in lieve flessione nell’ultimo periodo – paradossalmente – per lo stesso motivo.
Nella sua visita a Napoli, Papa Francesco ha stigmatizzato la pratica del lavoro nero e l’ha paragonata ad una forma di schiavitù. Nel 2014, dalle ispezioni del ministero del Lavoro, dell’Inps e dell’Inail, risulta che i lavoratori in nero sono il 42,61% di quelli irregolari. In cifre: 77.387, su 181.629 irregolari, sono lavoratori in nero.
In sostanza vengono definite “non regolari” le prestazioni lavorative svolte eludendo le regole e la normativa vigente in materia fiscale-contributiva, quindi – come spiega l’Istat – non osservabili direttamente presso le imprese, le istituzioni e le fonti amministrative. Proprio l’istituto nazionale di statistica osserva, nel rapporto Noi Italia 2015 con riferimento all’anno 2011, che in Italia il lavoro sommerso incide in misura rilevante a livello nazionale, coinvolgendo il 12% delle unità di lavoro complessive.
È nel Mezzogiorno che si registra l’incidenza del lavoro non regolare più elevata, più del doppio rispetto a quella del Centro-Nord. Il tasso di irregolarità più basso si osserva nel Nord-est (8,4%), seguito dal Nord-ovest (9%) e dal Centro (10,1%).
Stando ai controlli di ministero, Inps e Inail è emerso però che il numero dei lavoratori irregolari ha registrato un calo del 24%, quello dei dipendenti totalmente in nero è sceso invece del 10,1%. Il motivo della flessione è da ricercarsi non tanto in una maggiore attenzione, bensì nel numero inferiore di ispezioni compiute nel 2014 e nella crisi occupazionale.
Secondo la Cgia di Mestre tale situazione ha provocato una diminuzione dei posti di lavoro irregolari, tra il 2007 e il 2012, di oltre 106 mila unità. Nei primi sei mesi del 2014 l’Eurispes, nel settore dell’agricoltura, definiva irregolare o in nero il 32% dell’occupazione. Tutto ciò in una condizione del tutto svantaggiosa, quasi di schiavitù parafrasando di nuovo Papa Francesco, con una paga di 1,60 euro all’ora.
Dal Jobs Act dovrebbe giungere una possibile soluzione. Se non altro perché nelle stime di Unimpresa, che ne prevede 250 mila, le nuove assunzioni avverranno in parte tramite la stabilizzazione degli attuali lavoratori precari (tempo determinato, contratti a progetto, partite Iva), in parte attraverso l’emersione di occupazione irregolare o “in nero”, in parte grazie alle assunzioni di disoccupati in senso stretto.

(articolo pubblicato il 23 marzo 2015 su Tgcom24)

 

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