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I mezzi per la navigazione marittima trainano l’export extra-Ue

exportDopo la deludente performance del mese di gennaio registrata dall’Istat, il commercio estero italiano verso i Paesi extra-Ue è tornato in territorio positivo registrando segni “più” in entrambi i flussi, confermando – almeno per le esportazioni – l’andamento positivo dell’intero trimestre.
Il dato congiunturale degli ultimi tre mesi (quindi sui tre mesi precedenti) indica, infatti, una crescita dell’1,5% per l’export e un calo del 3,5% per l’import. In particolare, il lieve aumento delle esportazioni trimestrali è dovuto alla contrazione registrata a gennaio, pari al -2,4%, alla quale ha controbilanciato il +4,5% dell’ultimo mese preso in esame.
L’avanzo commerciale, il secondo mese dell’anno, si è attestato così a 2.840 milioni di euro, 1.338 milioni in più rispetto a quanto registrato nel febbraio di un anno fa.
Il motore trainante delle vendite verso i Paesi al di fuori dell’Unione europea sono stati i beni strumentali (+13,7%), in particolare grazie all’incremento delle vendite di mezzi di navigazione marittima. Più contenuto, ma comunque notevole, l’incremento delle esportazioni di beni di consumi durevoli e energia (rispettivamente +5,5% e +2,4%).
Il peso delle vendite di mezzi di navigazione marittima si nota anche per l’apporto dato al dato tendenziale: mentre le esportazioni sono cresciute del 7,1%, al netto dei mezzi di navigazione marittima il dato scende al 3,3%.
Il segmento è stato rilevante anche per le vendite verso il principale mercato di sbocco: gli Stati Uniti. La crescita si attesta, infatti, al 49,3% se considerati anche i mezzi di navigazione marittima, mentre al netto si attesta al +24,8%.
Ma se gli Stati Uniti si confermano il nostro primo partner commerciale, la Russia continua a perdere quota, un po’ per la crisi economica che sta attraversando il Paese e un po’ a causa delle restrizioni legate alle sanzioni. Le esportazioni verso Mosca sono scese del 28,5% a febbraio. Analogo andamento è stato registrato dalle importazioni: -23,3%.
La Turchia, con una crescita del 10,7%, si piazza al secondo posto tra i Paesi di sbocco seguita dai Paesi dell’Opec (+6,6%) e dalla Svizzera (+3,7%). Più contenuta la crescita delle vendite verso il Giappone: +0,2%. Per quanto riguarda invece le importazioni la Cina si posiziona subito alle spalle degli Stati Uniti con un +18,1%. Al terzo posto troviamo invece la Turchia, con +17,1%.
Nonostante l’importante crescita delle importazioni dagli Stati Uniti la bilancia commerciale, grazie all’euro debole che favorisce gli acquisti dall’Italia, si mostra in positivo di 2.055 milioni di euro. All’estremo opposto troviamo invece il disavanzo di 1.757 milioni di euro con la Cina.

(articolo pubblicato il 25 marzo 2015 su Tgcom24)

 

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