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Il credito che ancora manca alle Pmi

di Mirko Spadoni

lavoro_imprese-1024x683Negli ultimi anni le imprese italiane, in special modo quelle di piccole e medie dimensioni, hanno fatto i conti con una stretta creditizia che in molti casi si è rivelata fatale. Le banche hanno evitato infatti di elargire i finanziamenti alle imprese considerate meno affidabili, alto era il rischio di non poter riscuotere il prestito concesso. Tuttavia qualcosa sembra sul punto di cambiare.
Secondo uno studio condotto dall’Associazione bancaria italiana e dal Cerved, il tasso di ingresso in sofferenza dei prestiti concessi dalle banche alle imprese non finanziarie, che stima la quota dei prestiti che sarà difficile riscuotere in rapporto al totale di quelli concessi, è destinato a calare.
Il tasso passerà dal 3,7% attuale al 3,4% nel 2015 e fino al 3% nel 2016. Stando a queste stime, in pratica, per ogni 100 euro di nuovi prestiti concessi l’anno prossimo, tre potrebbero trasformarsi in un credito il cui incasso è da considerarsi incerto o quantomeno problematico. Uno dei rischi principali, che ha spinto le banche a concedere meno prestiti, dovrebbe quindi ridursi. Potrebbe così allentarsi quella stretta creditizia in atto da diversi anni.
Lo stock di credito mancato alle piccole e medie imprese italiane dal 2010 ad oggi è stato quantificato dall’indice Confcommercio-Cer in quasi cento miliardi di euro (97,2 miliardi). Come osservato in precedenza, infatti, le banche hanno selezionato con maggiore cautela la propria clientela, evitando di elargire i finanziamenti alle imprese considerate maggiormente a rischio. Dal 2009 in poi il numero di aziende, che hanno visto accolta completamente la loro richiesta di finanziamento, si è dimezzato: dal 64,2% al 29%. Ma anche la quota delle imprese completamente finanziate è scesa di 18 punti percentuali, passando dal 22,2% del 2009 al 4,8% del terzo trimestre del 2014.
Venuti meno i finanziamenti, tante aziende – in special modo quelle di piccole e medie dimensioni – sono state costrette a chiudere i battenti: un quinto delle pmi italiane è stato spazzato via dalla crisi economica, secondo un rapporto del Cerved. Dal 2008 ad oggi, osserva il gruppo specializzato nell’analisi del rischio del credito, 13 mila pmi sono fallite, oltre 5 mila hanno avviato una procedura concorsuale non fallimentare e 23 mila sono state liquidate volontariamente. Ma la situazione non è delle migliori anche per le imprese sopravvissute. La maggior parte delle quali ha ancora molta difficoltà nell’accesso al credito, con conseguenze negative sull’economia del Paese.
Stando ad uno studio del Fondo monetario internazionale (Fmi), la stretta creditizia ha un impatto negativo sull’andamento del Prodotto interno lordo (Pil) di gran lunga peggiore nelle economie caratterizzate da un’elevata presenza di piccole e medie imprese. Tra il 2009 e il 2012, osserva l’Fmi, i Paesi europei con una maggiore presenza di Pmi hanno fatto registrare tassi di crescita inferiori laddove si è contemporaneamente verificata una crescita bassa o addirittura negativa del credito concesso alle imprese. Proprio come l’Italia.

(articolo pubblicato il 07 aprile 2015 su Tgcom24)

 

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