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Il potenziale dell’area mediterranea

di Mirko Spadoni

export2L’area mediterranea ha un potenziale economico enorme, ma espresso solo in parte. Pur generando il 15% del Prodotto interno lordo globale, i ventisette Paesi che fanno parte della regione avranno, secondo alcuni analisti, un ruolo importante anche in futuro. Sarà tuttavia necessario superare alcune criticità che rischiano di comprometterne la crescita economica.
Come ricorda uno studio realizzato da Ernst&Young (Baromed Attractiveness survey 2015, The Next Opportunity), l’area mediterranea rappresenta il 15% del Prodotto interno lordo mondiale (oltre 10 mila miliardi di dollari). Un valore complessivo enorme, secondo soltanto a quello degli Stati Uniti, il cui Pil rappresenta invece il 22% dell’economia globale.
Il report di Ernst&Young prende in considerazione un’area che si estende dal mar Mediterraneo fino al Medio Oriente e alla penisola Arabica, comprendendo così ben 27 Paesi: Albania, Algeria, Bahrein, Bosnia Erzegovina, Croazia, Cipro, Egitto, Francia, Grecia, Israele, Italia, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Malta, Montenegro, Marocco, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Slovenia, Spagna, Siria, Tunisia, Turchia ed Emirati Arabi Uniti. Un gruppo consistente di Paesi, per i quali gli investitori stranieri (specie quelli cinesi, indiani e statunitensi) hanno dimostrato molto interesse.
Le potenzialità dell’area non sono passate inosservate, osserva Ernst&Young. Nel corso del 2013, ad esempio, i Paesi presenti nella regione hanno attirato investimenti esteri diretti (Ide) complessivi per 85 miliardi di dollari: un risultato leggermente migliore della Cina (84,8 miliardi di dollari). Complessivamente i progetti finanziati tra il 2009 e il 2013 grazie agli investimenti esteri diretti sono stati 17.110, la maggior parte dei quali (il 78%) è stato realizzato nei Paesi dell’Unione europea che si affacciano sul mediterraneo e quelli del Golfo.
Ma il potenziale dell’area mediterranea è destinato ad esprimersi anche in futuro, osserva il report: entro il 2040, infatti, la popolazione presente nella regione dovrebbe crescere demograficamente, passando dagli attuali 535 milioni ai futuri 750 milioni di persone che, secondo Ernst&Young, potranno disporre inoltre di un potere d’acquisto superiore a quello attuale.
Tuttavia sono molte le criticità ancora presenti nell’area – come l’instabilità politica e la mancanza di trasparenza, ad esempio – che rischiano di ostacolare gli investimenti ed impedire una crescita economica sostenibile. Preoccupa, inoltre, l’assenza di infrastrutture in alcuni Paesi e l’insoddisfacente crescita economica dell’Europa, che resta la principale fonte di capitale dell’area.

(articolo pubblicato il 20 aprile 2015 su Tgcom24)

 

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