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La situazione dell’economia tedesca

di Mirko Spadoni

angela_merkelL’indice Zew sul morale di analisti ed investitori in Germania è diminuito ad agosto rispetto a luglio. Tuttavia il ministero dell’Economia tedesco non è preoccupato: la ripresa economica del Paese è su un percorso stabile, spiega nel suo report mensile pubblicato mercoledì. È giusto quindi chiedersi: come vanno le cose alla principale economia della zona euro?
Alcuni importanti indicatori economici sono negativi (a giugno la produzione industriale è diminuita dell’1,4% su base mensile), mentre altri lo sono meno. Gli occupati continuano a salire, seppure ad un ritmo annuale più lento: a giugno si sono attestati a 42,8 milioni di unità, segnando un aumento di 161 mila rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+0,4%). I disoccupati – ovvero le persone alla ricerca attiva di un impiego – sono 1,9 milioni, in calo rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (-69 mila). Il tasso di disoccupazione destagionalizzato è rimasto invariato al 4,7%.
Da aprile a luglio, le commesse all’industria sono aumentate del 3%: la migliore performance trimestrale dal 2011. Tuttavia, secondo il parere di alcuni analisti, i dati sugli ordinativi sono stati influenzati in maniera determinante dalla crescita del settore aeronautico, al netto del quale la crescita è stata meno consistente.
Interessante, poi, analizzare l’andamento di alcuni indici – come l’Ifo, il Pmi e lo Zew – utili per comprendere il morale e le aspettative sulle prospettive economiche della Germania di imprese, analisti ed investitori. Pareri che non sempre coincidono.
Come anticipato, l’indice Zew – calcolato come la differenza fra la percentuale di ottimisti e pessimisti sulle prospettive dell’economia tedesca tra i 350 esperti (analisti ed investitori) interpellati – è peggiorato (inaspettatamente) ad agosto, scendendo a 25,0 da 29,7 del mese scorso. Deludendo le attese degli analisti che prevedevano una crescita dell’indice, a quota 32,0. La componente relativa alle condizioni attuali è invece migliorata oltre le previsioni, passando all’attuale 65,7 dal precedente 63,9.
A luglio, complice l’ottimismo alimentato dall’intesa raggiunta tra Atene e i creditori internazionali (Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale ed Unione europea), l’indice tedesco Ifo – costruito sulla base di un’inchiesta condotta presso circa 7 mila imprese nei settori manifatturiero, costruzioni, commercio all’ingrosso e al dettaglio – è salito a 108 punti rispetto ai 107,4 di giugno, smentendo così le previsioni che avevano stimato un calo a 107,2 punti.
Infine, l’indice Pmi a cura di Markit, che include il settore manifatturiero e dei servizi, e che – grazie ai maggiori flussi di nuovi ordini – è rimasto stabile a luglio rispetto al mese precedente, a quota 53,7. Al di sopra, dunque, della soglia di 50 che separa contrazione da crescita.
Indipendentemente dai risultati parziali e dal morale di imprese, investitori ed analisti; c’è chi – il Fondo monetario internazionale, ad esempio – sostiene che, alla fine del 2015, l’economia tedesca risulterà comunque in crescita rispetto all’anno passato. Traendo beneficio dal deprezzamento del cambio e dal calo dei costi energetici, infatti, il Prodotto interno lordo (Pil) della Germania crescerà al ritmo di 1,6% quest’anno e 1,7% il prossimo, sostiene l’Fmi nel suo ultimo bollettino diffuso a luglio.
Trainato dalla domanda interna (consumi delle famiglie, investimenti privati e spesa pubblica) nel primo trimestre 2015 il Pil tedesco è cresciuto dello 0,3%, secondo i dati forniti dall’Eurostat.

(articolo pubblicato il 13 agosto 2015 su Tgcom24)

 

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