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Autonomi: posti di lavoro persi e rischio povertà

impreseLa crisi economica ha colpito chiunque – migliaia sono stati i posti di lavoro persi e le imprese costrette a chiudere i battenti –, ma alcune analisi dimostrano che i lavoratori autonomi hanno pagato un prezzo proporzionalmente più alto. Secondo Confesercenti, tra il 2007 e il 2015 i lavoratori autonomi sono diminuiti di 552 mila unità (-10%): in sostanza, la crisi economica ha bruciato un posto di lavoro autonomo su dieci. Stando ai più recenti dati disponibili – quelli relativi al mese di novembre 2015 –, i lavoratori autonomi sono 5.463.000 (nel 2007 erano 5.987.000).
Ma tra gli autonomi la situazione non è rosea anche per chi è riuscito a non perdere il posto di lavoro. Secondo uno studio della CGIL, i lavoratori autonomi – la maggior parte dei quali sono professionisti altamente qualificati: almeno il 35% ha una laurea – percepiscono un reddito inadeguato alle proprie competenze e risultano anche maggiormente esposti al rischio povertà.
Secondo la CGIA di Mestre – che include tra gli autonomi i piccoli imprenditori, gli artigiani, i commercianti, i liberi professionisti e i coadiuvanti familiari –, nel corso del 2014 il 24,9% delle famiglie con reddito principale da lavoro autonomo ha vissuto con una disponibilità economica inferiore a 9.455 euro annui, ovvero al di sotto della soglia di povertà fissata dall’ISTAT, contro il 14,6% delle famiglie dei lavoratori dipendenti.
Il peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie italiane – tra il 2010 e il 2014 i nuclei familiari in cattive condizioni economiche sono aumentati dell’1,2% – è stato disomogeneo e ha coinvolto specialmente le famiglie dei lavoratori autonomi.
La CGIA di Mestre fa notare che, mentre tra i pensionati la povertà è scesa dell’1%, tra i lavoratori dipendenti e gli autonomi è aumentata rispettivamente dell’1% e del 5,1%, per quanto la variazione nell’ultimo anno tra gli autonomi sia stata pressoché nulla.

 

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