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Quanto costa all’Italia la “fuga di cervelli”

laureati-3Un recente report della Commissione europea sostiene che il numero dei giovani italiani altamente qualificati emigrati all’estero è cresciuto rapidamente dal 2010 in poi. Si tratta di un dato di cui tener conto: secondo Bruxelles, la “fuga di cervelli” può causare un danno della competitività dell’Italia, compromettendone le prospettive di crescita economica.
I motivi che convincono molti laureati italiani (nel 2014 sono stati circa 12,5 mila) a trasferirsi oltre confine sono diversi. Rispetto ai loro omologhi che lavorano in Italia, i giovani laureati italiani con un impiego all’estero – la maggior parte dei quali ha sottoscritto un contratto a tempo indeterminato – percepiscono uno stipendio mediamente superiore e ritengono che la loro qualifica sia più idonea per il lavoro che svolgono.
Oltre a minarne le prospettive di crescita, la “fuga dei cervelli” comporta un costo economico notevole all’Italia tanto per la spesa pubblica sostenuta per l’istruzione di studenti, che poi si trasferiscono all’estero, quanto per il mancato versamento delle imposte che quest’ultimi avrebbero pagato lavorando nel nostro Paese.
Moltiplicando il costo complessivo della formazione di un laureato italiano – circa 100 mila euro, secondo i dati dell’OCSE – per il numero dei laureati “fuggiti” all’estero nel 2014, emerge che l’Italia ha perso circa un miliardo e 250 milioni di euro soltanto nel 2014.
Tra i lavoratori italiani che hanno cercato una sistemazione all’estero, una piccola parte ha deciso di tornare nel nostro Paese A trarne beneficio (naturalmente) è stata l’economia italiana.
Un’analisi del Forum della Meritocrazia, elaborata sulla base dei dati forniti dal ministero delle Finanze, stima che il ritorno dei “talenti” italiani – nel 2013 ne sono tornati 1.678 – ha generato una crescita aggiuntiva del Prodotto interno lordo (PIL) italiano stimata in 500 milioni di euro tra il 2012 e il 2015 e ha permesso un aumento del reddito medio del Paese: del resto, il reddito pro-capite medio dei talenti rientrati è di gran lunga superiore rispetto a quello percepito dagli altri lavoratori italiani (63.684 contro 26.400 euro annui).

 

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