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La versione di Yellen: così l’economia a stelle e strisce

janet_yellenSpesso si è parlato dell’andamento altalenante dell’economia dell’Eurozona. Da diversi mesi, infatti, la Bce osserva una ripresa fragile e condizionata dal rallentamento delle economie emergenti, un’inflazione molto bassa e un mercato del lavoro che, pur migliorando, in molti paesi membri fatica a tornare su livelli accettabili. Nonostante gli Stati Uniti, al contrario, abbiano mostrato un recupero più rapido e solido, non mancano tuttavia alcune zone d’ombra.
Anche la Fed (la banca centrale statunitense), come la Bce, teme rischi al ribasso. Di recente ha avviato un processo di normalizzazione della politica monetaria, rialzando i tassi dopo nove anni, ma nell’ultima riunione ha deciso di lasciarli invariati sulla scia di quanto stava avvenendo in Europa e a causa della carenza di domanda e del rallentamento dell’economia globale (concetto ribadito dalla presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, proprio in queste ore).
Nell’Eurozona, in questa fase, lo scopo principale è allontanare il più possibile il pericolo deflazione, stimolando domanda e consumi. Un apprezzamento del dollaro potrebbe, quindi, non giovare alle esportazioni statunitensi, mentre l’export dell’Eurozona verrebbe favorito proprio dall’euro più debole.
La Fed, ad ogni modo, è particolarmente attenta all’andamento della propria economia. Le condizioni attuali sono buone, il 2015 si è chiuso con il Pil in aumento (+1,4% nel quarto trimestre, secondo le ultime stime riviste al rialzo), i consumi privati sono tornati in crescita e l’inflazione ha evidenziato dei miglioramenti. Ma nelle ultime settimane l’attività economica ha comunque registrato ritmi più lenti.
A cominciare dall’indice Pmi dei servizi elaborato da Markit, che a febbraio si è attestato rispetto a gennaio su valori poco al di sotto della soglia base (50) che marca il confine tra espansione e contrazione. A marzo il recupero: l’indice Pmi servizi è tornato in territorio positivo, a 51, mentre quello manifatturiero si è attestato a 51,4 (0,1 punti in più rispetto alla precedente rilevazione). A gennaio, poi, gli ordinativi dell’industria sono aumentati a seguito del calo, per due mesi consecutivi alla fine del 2015, trainati soprattutto dalle vendite di auto.
Un indicatore preso molto in considerazione oltreoceano per misurare lo stato di salute dell’economia è l’andamento del mercato immbiliare. Un anno, il 2016, che non era cominciato nel migliore dei modi, ma che già nel mese di febbraio ha visto un recupero: +2% le vendite di case nuove.
Il trend sostanzialmente positivo dell’economia americana sembra interessare infine il mercato del lavoro, i cui dati nuovi verranno diffusi venerdì 1 aprile. Lo scorso mese – aspetto, quest’ultimo, cruciale per la Fed – sono stati creati 242 mila posti di lavoro, oltre il previsto, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto fermo al 4,9%, il minimo da febbraio 2008. In generale il tasso di disoccupazione si attesta su livelli molto bassi, ma negli ultimi tempi è stata anche osservata una minore partecipazione alla forza lavoro. A febbraio il dato è cresciuto, al 62,7%. Ancora distante, però, dal 66% pre-crisi.

 

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